Ascensori domestici

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Sono quasi sempre “piattaforme elevatrici”, hanno la stessa funzione, ma richiedono opere minime, spazi ridotti, meno burocrazia, hanno costi inferiori all’acquisto e nella manutenzione

ascensore-esternoAnche in un edificio su due livelli, mono o plurifamiliare si può avvertire la necessità di avere un ascensore: possono esserci persone anziane, ma gli anni passano anche per chi non è ancora nella terza età e poter evitare di salire più rampe di scale non è da intendersi come un lusso.

Le piattaforme elevatrici sono meno complesse e meno onerose degli ascensori, bisogna solo non avere fretta di salire e scendere: di norma la corsa non è automatica con il semplice tocco del relativo pulsante, bisogna tenerlo premuto perché la cabina non è provvista di porte proprie, però è possibile adottarle come opzione e, in quel caso, l’impianto può essere adattato alla corsa automatica come un ascensore.

Stiamo parlando di una comodità che aumenta il valore complessivo dell’immobile, oltre a rientrare tra le opere che beneficiano delle agevolazioni statali per le ristrutturazioni: se l’edificio è plurifamiliare, con la ripartizione della spesa (e dei benefici) in base ai millesimi, la cosa si fa interessante, tanto più che lo spazio per installare la piattaforma lo si trova sempre, all’interno o all’esterno. Al massimo ci può essere da discutere sulle finiture, perché le possibilità sono veramente tante, sia per ottimizzare l’integrazione con l’esistente sia per puro vezzo estetico, ma attenzione: se si vuole completare la piattaforma con particolari optional funzionali ed estetici, il costo complessivo può raggiungere e anche superare quello di un equivalente ascensore.

Oltre all’altezza massima superabile, a mettere in discussione la scelta tra un ascensore e una piattaforma è la differente velocità: per salire dal piano terra al 3° piano la piattaforma impiega almeno 70-75 secondi (sia se si è in cabina sia per la chiamata al piano), dipende con quanta fretta si arriva o si esce da casa.

Ascensore o piattaforma?

L’ascensore può superare livelli verticali senza limiti di altezza, richiede uno spazio maggiore e uno scavo (fossa) profondo almeno un metro a piano terra, ha doppie porte (di cabina e al piano), non occorre tenere premuto il pulsante durante il movimento, è soggetto a una severa normativa e a verifiche periodiche prestabilite e onerose.

La piattaforma elevatrice svolge un compito analogo, ma con qualche comodità di meno: non può superare dislivelli oltre i 20 metri, è più lenta (0,15 m/secondo contro oltre 0,6 di un ascensore), a parte alcuni casi bisogna tenere premuto il pulsante durante tutto il tragitto, ma lo scavo si riduce a pochi centimetri e la normativa è più semplice.

 

In condominio tra le scale

ascensore-condominioAnche gli spazi angusti non sono più un problema, il modello XS della gamma DomusLift è racchiuso in un castelletto che misura solo 65×91 cm e lo spazio interno alla cabina è di 48×55 cm. Naturalmente, se si dispone di maggior spazio si può scegliere tra 54 modelli per interni ed esterni, arrivando a potersi muovere dal box auto alla mansarda senza fatica, fino a 12 metri di corsa con 7 fermate. Per il collegamento elettrico è sufficiente un allacciamento alla rete domestica e la messa in servizio richiede minime formalità burocratiche; a seconda dei modelli, la profondità della fossa è compresa tra 55 e 120 mm. La cabina chiusa su tre lati e le fotocellule interne garantiscono la sicurezza dei passeggeri; le chiavi di abilitazione sulle bottoniere impediscono l’uso a persone non autorizzate. La gamma di accessori specifici rende DomusLift idoneo a persone con difficoltà motorie o particolari esigenze; con il telecomando a controllo totale è possibile l’apertura motorizzata della porta e la chiamata al piano. IGV

Detrazioni fiscali

Oltre alla possibilità di detrarre dall’Irpef il 50% della spesa per l’abbattimento di barriere architettoniche (fino a un tetto di spesa di 96.000 euro) e dell’applicazione dell’IVA al 4% per soggetti disabili, la legge prevede  finanziamento a fondo perduto di circa il 30%, detrazione dalle imposte per il 19% e 100% di finanziamento per differenza da Inail qualora la disabilità fosse stata conseguita per cause legate al lavoro.

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