Cantina recuperata e ristrutturata

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Ristrutturazione di una cantina, utilizzata per anni come locale in cui accatastare mobili in disuso, avanzi da interventi domestici, manufatti di ogni tipo, in cui era diventato impossibile perfino muoversi. Finché un giorno…

Può fare comodo avere una cantina seminterrata, uno spazio dove riporre tutto quello che al momento non serve, ma può tornare utile in futuro: il rischio è che, a furia di ammucchiare cose con il criterio del “poi le sistemo” il locale si riempie disordinatamente, rende impossibile una pulizia anche sommaria e diventa preda di insetti ed altri inquilini abusivi poco graditi.

La cantina prima dello sgombero
La cantina prima dello sgombero

C’è voluto un atto di coraggio per sgomberare l’intera cantina con diversi viaggi in discarica, tenendo solo ciò che poteva effettivamente essere riutilizzato, per poi recuperare uno spazio abitabile che è diventato la stanza più importante della casa. Qui ora convivono gli attrezzi da palestra, le passioni musicali, le attività del tempo libero che difficilmente potrebbero avere uno spazio proprio tra le mura domestiche.

La cantina svuotata
La cantina svuotata

 

Il punto di forza di questa trasformazione? È possibile realizzarla fai da te, senza l’intervento di professionisti, in fin dei conti si tratta di un locale secondario che, come si vede dalle foto, non ha richiesto finiture “a regola d’arte”, anche se il risultato è ottimo dal punto di vista pratico. Con una buona dose di pazienza, olio di gomito e qualche fine settimana impegnato nel recupero del locale, ci si può mettere in campo e risparmiare un bel po’ di soldi.

Per essere chiari, la spesa per l’acquisto dei materiali necessari è stata di circa 750 euro: l’incidenza maggiore è stata quella delle piastrelle per la pavimentazione, oltre 20 mq. Pur trattandosi di uno spazio piuttosto esteso da piastrellare, è bastato girare un po’ di magazzini edili, fino a trovare una partita di piastrelle 30×30 cm di fine serie che è stato possibile acquistare a 15 euro/mq: offerte di questo tipo sono piuttosto ricorrenti e interessano anche materiali di buona qualità. Il risultato finale è impressionante.

Un paziente ripristino

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  1. Dopo lo svuotamento della cantina, si effettua una pulizia grossolana delle pareti, con una scopa di saggina prima e con una spazzola a setole dure poi, per eliminare le parti che si sfogliano con maggior facilità. Occorre poi un paziente lavoro con la lama della spatola, agendo da diverse direzioni, per rimuovere le porzioni di finitura e intonaco che risultano ancorate solo in apparenza.
  2. Una seconda pulizia con scopa e aspirapolvere prepara le pareti al risanamento con un prodotto cementizio adatto ai locali umidi. In alcune zone lo strato rimosso è troppo profondo per essere colmato in una sola fase, bisogna applicare con la cazzuola un primo strato di malta e, dopo l’asciugatura, sovrapporre un secondo strato, livellandolo e raccordandolo con l’intonaco esistente con una manara liscia.
  3. Prima della completa asciugatura, la superficie va lisciata con un frattazzo di spugna inumidito. Sarebbe opportuno, a questo punto, disporre di una stufetta che acceleri l’asciugatura in profondità prima di procedere con i lavori.
  4. Sulle superfici va steso un prodotto fissativo, insistendo maggiormente sul nuovo intonaco, per limitare l’assorbenza del supporto e favorire l’aggrappaggio della finitura.
  5. A quest’ultima, in fase di diluizione, si può aggiungere una percentuale di fissativo alla prima mano per garantirne l’adesione.

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Intonaci risananti contro l’umidità

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La caratteristica principale degli intonaci risananti è la loro composizione: all’interno si formano zone macroporose che impediscono la migrazione dell’acqua verso l’atmosfera e, viceversa, rimangono permeabili solo al vapore acqueo. Le zone macroporose, come fossero grosse bolle, aumentano il potere isolante della muratura ed i sali veicolati dall’umidità di risalita possono depositarsi all’interno di questi alveoli. La superficie ammalorata va rimossa fin sopra il livello massimo, quindi si procede con un’idrolavaggio per eliminare parti friabili e salinità residue; con forte insolazione va costantemente nebulizzato con acqua per evitare un’asciugatura troppo rapida. La finitura si effettua con prodotti che non alterino la traspirabilità.

Sottofondo rapido a secco

sottofondo-secco

posa-sottofondoAnche se in questa situazione non si è reso necessario, è molto probabile che si debba realizzare un sottofondo planare e antiumidità. Il sistema Aquapanel® Floor semplifica questa operazione, in quanto si tratta di un sistema a secco basato su lastre di cemento Portland da 900x600x22 mm, con bordi scanalati per l’inserimento di elementi di giunzione, che velocizzano il lavoro e favoriscono il perfetto allineamento dell’insieme. L’accortezza è quella di mantenere le lastre perimetrali distaccate dalle pareti, per interrompere la trasmissione dei rumori da calpestio. L’unico tempo di asciugatura riguarda l’adesivo poliuretanico che va steso sui bordi prima di inserire le piastrine di collegamento, occorrono 12 ore prima di poter rimuovere l’eccesso e iniziare a pavimentare. Knauf

Venti metri quadrati di piastrelle

posa piastrelle pavimento

  1. Prima della posa delle piastrelle occorre verificare che non vi siano sormonti da rimuovere o avvallamenti da colmare. A seguire, una passata con un aspirapolvere prepara il fondo alla posa.
  2. Per valutare quale sia la direzione di posa migliore e con meno scarto conviene verificare l’ortogonalità delle pareti e decidere, in base alle dimensioni delle piastrelle rispetto a quelle del locale, dove far ricadere i tagli. In questa situazione si è rivelato opportuno far risultare lungo tutto il perimetro una porzione di piastrella di dimensioni costanti, pertanto si tende una lenza al centro di due pareti parallele per posare una prima fila di piastrelle centrale su uno strato di colla, poi si fa lo stesso con le altre due pareti per ottenere una croce centrale che fa da guida per i quattro settori da completare.
  3. La posa avanza stendendo a pavimento la colla, quanto basta per posare una dozzina di piastrelle per volta. Inconsueto, ma ugualmente efficace, l’utilizzo di una cordicella per mantenere costanti le fughe, anziché usare i crocini distanziatori.
  4. In fase di completamento del primo settore si arriva a dover effettuare il taglio delle piastrelle per completare il perimetro. Come si può notare, la fessura da colmare è costante e, fortunata coincidenza, corrisponde a circa metà piastrella, per cui lo scarto è pressoché inesistente.
  5. Terminata la posa, torna in campo l’aspirapolvere per eliminare tutte le impurità prima di riempire le fughe. Poiché l’impasto, di consistenza cremosa, va rovesciato su porzioni di pavimento e fatto penetrare nelle fughe con una spatola di gomma, premendo energicamente, la superficie dev’essere ben pulita.
  6. Un accurato lavaggio elimina l’eccesso di impasto e ripulisce le piastrelle dai residui. Bisogna tenere un secchio d’acqua vicino e sciacquare con frequenza la spugna, cambiando anche l’acqua più volte quando è troppo sporca.

ripristino-cantina

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