Rimedi umidità di risalita

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Umidità di risalita
 

Tra le varie forme di umidità, l’umidità di risalita è forse la più frequente ed è dovuta a un isolamento dal terreno mancante, danneggiato o inefficiente. Il muro si comporta come una spugna, non tutta l’acqua assorbita riesce a evaporare e, in più, i sali contenuti in essa cristallizzano e possono causare danni piuttosto seri alle murature

L’umidità di risalita risale in funzione della presenza d’acqua nel sottosuolo e della porosità del materiale da costruzione: proprio per questo è facilmente riscontrabile negli edifici vecchi, le cui murature venivano realizzate con materiali teneri direttamente a contatto con il terreno di fondazione. Nei mesi freddi l’altezza alla quale si manifesta il fenomeno dell’umidità di risalita può aumentare per le maggiori piogge; anche l’esposizione più o meno soleggiata influisce su tale quota, condizionando l’evaporazione dell’acqua presente nel muro. Se si considera che un terzo del volume di un mattone è aria, si può immaginare quant’acqua possa assorbire.

Ma il problema maggiore non è rappresentato dall’acqua in se stessa, in quanto evapora e, al massimo, è responsabile delle muffe nere. Il fatto è che fa da veicolo ai sali presenti nel terreno e scioglie quelli del materiale; evaporata l’acqua, i sali cristallizzano e aumentano di volume fino a 12 volte, provocando una spinta in più direzioni che porta al distacco dell’intonaco e di parte del materiale da costruzione. Opere murarie di superficie non risolvono il problema in modo definitivo: i sali, infatti, tendono a saturare gli intonaci comuni rendendoli impermeabili e pregiudicandone la traspirabilità.

In fase costruttiva ci sono diversi metodi per evitare il contatto tra fondamenta e terreno ed evitare quindi l’umidità di risalita; nella ristrutturazione si ricorre a barriere meccaniche, chimiche o al metodo elettrofisico. Nel primo caso si effettua un taglio alla base del muro e si inietta una resina chimica, metodo non sempre praticabile in quanto può causare problemi di assestamento (in zona sismica è vietato); nel secondo si praticano diversi fori in cui la resina viene iniettata fino a saturazione. Entrambi i metodi sono invasivi e costosi; il metodo elettrofisico si basa invece su una piccola centralina elettronica da installare a parete, senza opere murarie, che genera un campo elettromagnetico in grado di interferire con i dipoli dell’acqua, grazie al quale le molecole invertono il loro percorso e migrano verso il terreno. Va sottolineato che il campo elettromagnetico generato è di gran lunga inferiore a quello dei telefoni cellulari, il consumo elettrico è simile a quello di una lampadina a led (3-5 W) e il prosciugamento è quasi sempre garantito; ovviamente, l’apparecchio dovrà rimanere in funzione anche dopo aver smaltito l’umidità, per impedire che si manifesti di nuovo.

La tecnologia Domodry per l’umidità di risalita

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La TNC (Tecnologia a Neutralizzazione di Carica) neutralizza la carica elettrica dell’acqua presente nel terreno a contatto con la muratura, la cosiddetta umidità ascendente, interrompendo la risalita attraverso i capillari del muro. L’evaporazione spontanea espelle l’umidità in eccesso gradualmente in base alle caratteristiche del muro, alle condizioni climatiche del luogo e alla quantità di acqua inizialmente presente nel muro stesso. Domodry

Come funziona la tnc

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A seguito di una diagnosi effettuata con termografia a infrarossi vengono installati la centralina e i sensori che rilevano e memorizzano in continuo l’umidità presente nei muri e quella ambientale; tramite un collegamento wi-fi o visita periodica del tecnico, i dati vengono scaricati per monitorare il prosciugamento fino al risultato, dimostrato da ulteriori termografie. La centralina, collegata a una presa elettrica, ha un raggio di azione da 6 a 15 metri e misura 24x20x7,4 cm.

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