Il bonus mobili 2026 consente di detrarre il 50% delle spese per mobili e grandi elettrodomestici nuovi destinati a un immobile oggetto di recupero edilizio. Il limite di spesa è di 5.000 euro, da ripartire in dieci quote annuali, secondo le regole dell’Agenzia delle Entrate.

Pubblicato: 16 novembre 2017  |  Aggiornato: 6 luglio 2026

Aspetto da verificareRegola 2026Attenzione pratica
Percentuale di detrazione50%La detrazione riduce l’Irpef in dichiarazione dei redditi.
Limite massimo di spesa5.000 euroIl tetto comprende mobili, grandi elettrodomestici, trasporto e montaggio se pagati con strumenti ammessi.
Detrazione massima teorica2.500 euroDa suddividere in 10 rate annuali di pari importo.
Collegamento ai lavoriObbligatorioI lavori di recupero edilizio devono essere iniziati prima dell’acquisto dei beni.
Beni ammessiMobili e grandi elettrodomestici nuoviPer gli elettrodomestici servono le classi energetiche minime previste.
PagamentiBonifico, carta di credito o debitoNon sono ammessi contanti, assegni o pagamenti non tracciabili.
Scadenza acquistiEntro il 31 dicembre 2026Da verificare sempre alla data di pubblicazione e in dichiarazione.

Che cos’è il bonus mobili 2026

Il bonus mobili è una detrazione Irpef collegata agli interventi di recupero del patrimonio edilizio. Non è un contributo immediato, né uno sconto in fattura: il beneficio viene recuperato nella dichiarazione dei redditi, suddiviso in dieci quote annuali.

Per il 2026 la detrazione resta pari al 50% e si calcola su una spesa massima di 5.000 euro per unità immobiliare oggetto di intervento. Il limite riguarda l’insieme di mobili, grandi elettrodomestici, eventuali spese di trasporto e montaggio, se sostenute con modalità di pagamento tracciabili e documentabili.

Il punto decisivo è il collegamento con una ristrutturazione: l’acquisto degli arredi deve essere destinato a un immobile per il quale si usufruisce della detrazione per interventi edilizi ammessi.

Quando si può ottenere il bonus mobili

Il bonus spetta quando il contribuente realizza un intervento edilizio che dà diritto alla detrazione per recupero del patrimonio edilizio. La data di inizio lavori deve essere precedente alla data di acquisto dei mobili o degli elettrodomestici.

Non è invece necessario che le spese per i lavori siano pagate prima di quelle per gli arredi: conta che l’intervento risulti già avviato. Per questo è importante conservare la documentazione edilizia, come CILA, SCIA, titolo abilitativo, comunicazione preventiva se prevista o dichiarazione sostitutiva quando l’intervento ricade in edilizia libera.

Lavori su singole unità immobiliari

Rientrano tra gli interventi generalmente collegabili al bonus mobili:

  • manutenzione straordinaria;
  • restauro e risanamento conservativo;
  • ristrutturazione edilizia;
  • ricostruzione o ripristino di immobili danneggiati da eventi calamitosi, se è stato dichiarato lo stato di emergenza;
  • interventi antisismici agevolati, quando rientrano tra quelli ammessi alla detrazione per recupero edilizio.

La manutenzione ordinaria su un singolo appartamento, come tinteggiatura interna, sostituzione di pavimenti senza opere più ampie o rifacimento di intonaci interni, di norma non basta per accedere al bonus mobili.

Lavori su parti comuni condominiali

Per le parti comuni di edifici residenziali il bonus può essere collegato anche a interventi di manutenzione ordinaria, straordinaria, restauro, risanamento conservativo o ristrutturazione edilizia. In questo caso, però, i mobili devono servire ad arredare le parti comuni, come portineria, sala riunioni, lavanderia condominiale o altri spazi condivisi.

L’acquisto di mobili per il proprio appartamento non diventa detraibile solo perché il condominio ha eseguito lavori sulle parti comuni.

Chi può richiedere la detrazione

Può richiedere il bonus mobili il contribuente che sostiene la spesa per gli arredi e usufruisce della detrazione per i lavori edilizi collegati. In pratica, il soggetto che paga mobili ed elettrodomestici deve essere lo stesso che ha diritto alla detrazione per l’intervento sull’immobile.

Possono rientrare, se rispettano le condizioni fiscali e documentali:

  • proprietari e nudi proprietari;
  • usufruttuari;
  • locatari e comodatari;
  • soci di cooperative;
  • imprenditori individuali, per immobili non strumentali o merce;
  • familiari conviventi del possessore o detentore dell’immobile, quando sostengono effettivamente le spese e rispettano i requisiti richiesti.

Prima di inserire la spesa in dichiarazione è opportuno verificare con CAF, commercialista o consulente fiscale l’intestazione di fatture, pagamenti, pratica edilizia e documenti relativi alla ristrutturazione.

Quali mobili sono ammessi

Il bonus riguarda l’acquisto di mobili nuovi destinati ad arredare l’immobile oggetto di ristrutturazione. Non è necessario che i mobili siano collocati nello stesso ambiente in cui si eseguono i lavori: possono arredare anche un’altra stanza della stessa unità immobiliare.

Tra i beni generalmente ammessi rientrano:

  • letti e materassi;
  • armadi e cabine armadio;
  • cassettiere e comodini;
  • librerie;
  • scrivanie;
  • tavoli e sedie;
  • divani e poltrone;
  • credenze e madie;
  • apparecchi di illuminazione, se costituiscono completamento necessario dell’arredo.

Non rientrano invece pavimenti, porte interne, tende, tendaggi e complementi non classificabili come mobili agevolabili.

Quali elettrodomestici rientrano nel bonus

Il bonus mobili 2026 può includere anche grandi elettrodomestici nuovi, purché destinati all’immobile ristrutturato e dotati della classe energetica minima richiesta quando è prevista l’etichetta energetica.

Secondo la guida aggiornata, le classi minime sono: classe A per i forni, classe E per lavatrici, lavasciugatrici e lavastoviglie, classe F per frigoriferi e congelatori.

Tra gli apparecchi normalmente considerati rientrano:

  • frigoriferi;
  • congelatori;
  • lavatrici;
  • lavasciugatrici;
  • lavastoviglie;
  • asciugatrici, se ammesse secondo la disciplina applicabile e la scheda energetica;
  • forni;
  • apparecchi di cottura;
  • forni a microonde;
  • stufe elettriche;
  • ventilatori elettrici;
  • apparecchi per il condizionamento.

Per evitare errori, conviene conservare anche l’etichetta energetica e la scheda prodotto dell’elettrodomestico acquistato.

Quanto si recupera davvero

Il limite 2026 è di 5.000 euro. La detrazione del 50% consente quindi un recupero massimo di 2.500 euro, distribuito in dieci quote annuali da 250 euro ciascuna.

Se la spesa è inferiore al limite, la detrazione si calcola sull’importo effettivamente pagato. Se la spesa supera il limite, la quota eccedente non produce ulteriore beneficio fiscale.

Esempio pratico:

  • spesa per cucina, tavolo e lavastoviglie: 4.200 euro;
  • detrazione spettante: 50% di 4.200 euro, quindi 2.100 euro;
  • recupero annuo: 210 euro per dieci anni.

Se invece la spesa complessiva è di 7.000 euro, il calcolo si ferma comunque a 5.000 euro: la detrazione massima resta 2.500 euro.

Il limite vale per immobile, non per contribuente

Il tetto di spesa è riferito alla singola unità immobiliare oggetto di ristrutturazione, comprensiva delle pertinenze. Chi esegue lavori agevolati su più unità immobiliari può avere diritto più volte al beneficio, ciascuna con il proprio limite.

In caso di interventi che comportano accorpamento o frazionamento, la verifica del limite può diventare più delicata. In queste situazioni è consigliabile controllare la situazione catastale iniziale, la pratica edilizia e le indicazioni aggiornate dell’Agenzia delle Entrate o del consulente fiscale.

Pagamenti e documenti da conservare

Per non perdere il bonus mobili, il pagamento deve essere tracciabile. Sono ammessi:

  • bonifico bancario o postale;
  • carta di credito;
  • carta di debito.

Non sono ammessi pagamenti in contanti, assegni bancari o altri strumenti non tracciabili.

Vanno conservati:

  • fatture o scontrini parlanti con natura, qualità e quantità dei beni acquistati;
  • ricevute dei bonifici;
  • ricevute di avvenuta transazione per pagamenti con carta;
  • estratto conto con addebito;
  • documentazione che prova l’inizio dei lavori;
  • pratica edilizia o dichiarazione sostitutiva, se l’intervento non richiede titolo abilitativo;
  • schede energetiche degli elettrodomestici, quando disponibili.

La documentazione deve essere coerente: intestazione, date, pagamenti e pratica edilizia devono permettere di ricostruire il collegamento tra lavori, acquisti e contribuente che richiede la detrazione.

infografica bonus mobili 2026

Acquisti prima o dopo i lavori: la sequenza corretta

L’acquisto dei mobili può avvenire anche prima del pagamento delle spese di ristrutturazione, ma non prima dell’avvio dei lavori. La regola pratica è semplice: prima deve risultare iniziato l’intervento edilizio, poi possono essere acquistati mobili ed elettrodomestici.

La data di avvio può risultare dal titolo edilizio, dalla comunicazione inviata al Comune, dalla comunicazione preventiva all’ASL quando prevista o da una dichiarazione sostitutiva per gli interventi in edilizia libera.

Un errore frequente è ordinare e pagare la cucina o gli elettrodomestici prima di avere una data certa di inizio lavori. In caso di controllo, questa sequenza può compromettere la detrazione.

Bonus mobili e bonus elettrodomestici: attenzione alla cumulabilità

Il bonus mobili non va confuso con eventuali incentivi specifici per elettrodomestici. Il bonus mobili è una detrazione fiscale legata a lavori di recupero edilizio; altri incentivi possono avere regole diverse, importi diversi e requisiti autonomi.

Quando un elettrodomestico beneficia di un contributo specifico, occorre verificare se la stessa spesa possa essere inserita anche nel bonus mobili. Le fonti tecniche segnalano che il bonus elettrodomestici non è cumulabile con altre agevolazioni riferite agli stessi costi ammissibili.

Prima dell’acquisto conviene quindi decidere quale incentivo utilizzare e conservare la documentazione in modo chiaro, soprattutto quando la spesa riguarda un grande elettrodomestico ad alta efficienza.

Cosa controllare prima dell’acquisto

Il bonus mobili va pianificato insieme alla ristrutturazione, non gestito a posteriori. Prima di ordinare arredi ed elettrodomestici è utile verificare:

  • se l’intervento edilizio dà effettivamente diritto al bonus;
  • se la data di inizio lavori è documentabile;
  • se il soggetto che paga è anche beneficiario della detrazione edilizia;
  • se il limite di 5.000 euro è già stato usato, in tutto o in parte, per lo stesso intervento;
  • se i beni acquistati sono nuovi e rientrano tra quelli ammessi;
  • se gli elettrodomestici rispettano le classi energetiche richieste;
  • se fatture e pagamenti sono intestati correttamente.

Una verifica preventiva evita errori difficili da correggere in dichiarazione dei redditi.

Scelte che possono far perdere la detrazione

Il bonus mobili è apparentemente semplice, ma alcuni errori sono ricorrenti:

  • acquistare mobili prima dell’avvio formale dei lavori;
  • pagare in contanti o con assegno;
  • detrarre arredi non ammessi, come tende o porte;
  • acquistare elettrodomestici senza verificare la classe energetica;
  • collegare il bonus a lavori che non danno diritto alla detrazione edilizia;
  • usare il bonus per arredare un immobile diverso da quello ristrutturato;
  • intestare fatture e pagamenti a soggetti non coerenti con la detrazione.

Il controllo più importante riguarda sempre il rapporto tra intervento edilizio, immobile, soggetto beneficiario e data di acquisto.

Cosa controllare con tecnico, impresa o consulente fiscale

Per una ristrutturazione con acquisto di arredi importanti, come cucina, lavanderia, armadiature su misura e grandi elettrodomestici, il bonus dovrebbe essere verificato prima della firma dei preventivi.

Il tecnico o l’impresa possono chiarire la natura edilizia dell’intervento e la documentazione di inizio lavori. Il consulente fiscale può controllare l’intestazione delle spese, il limite disponibile, la corretta modalità di pagamento e la compatibilità con altri incentivi.

Questa verifica è particolarmente utile quando i lavori riguardano seconde case, immobili in comproprietà, appartamenti in affitto, comodati, parti comuni condominiali o interventi distribuiti su più anni.

Domande comuni sul bonus mobili 2026

Il bonus mobili 2026 vale anche senza ristrutturazione?

No. Il bonus mobili 2026 è collegato a interventi di recupero edilizio ammessi alla relativa detrazione. L’acquisto di mobili o elettrodomestici, da solo, non consente di ottenere il beneficio.

Qual è il limite massimo del bonus mobili 2026?

Per il 2026 la detrazione del 50% si calcola su una spesa massima di 5.000 euro per unità immobiliare. La detrazione massima teorica è quindi di 2.500 euro, ripartita in dieci quote annuali.

Posso comprare i mobili prima di pagare i lavori?

Sì, l’acquisto può avvenire prima del pagamento delle spese di ristrutturazione, purché la data di inizio lavori sia precedente alla data di acquisto dei mobili o degli elettrodomestici.

Quali pagamenti sono ammessi per il bonus mobili?

Sono ammessi bonifico bancario o postale, carta di credito e carta di debito. Non sono validi contanti, assegni o pagamenti non tracciabili. È necessario conservare fatture, ricevute e prova dell’addebito.

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