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La riduzione dei consumi, e di conseguenza dei costi, si ottiene anche attraverso la scelta di lampadine a risparmio energetico, che hanno sostituito le vecchie soluzioni tradizionali migliorando l’efficienza dell’illuminazione domestica
Sembra ieri, ma è passato più di un decennio da quando si è iniziato a sospendere la produzione delle lampadine a incandescenza, partendo da quelle di maggior potenza; poco più di otto anni fa è stata la volta delle alogene, tutto questo per passare gradualmente a sistemi meno energivori. A quel tempo, infatti, ben il 20% dei consumi elettrici mondiali era imputabile all’illuminazione; eppure, in molte case in cui lo stile generale è rimasto invariato da qualche decennio, lampadine di questo genere sono ancora in uso. C’è chi ne rimanda la sostituzione con le lampadine a risparmio energetico perché non sa bene come orientarsi tra i nuovi modelli, ormai quasi esclusivamente a led, e aspetta che arrivino a fine vita.
Nelle abitazioni rimodernate, invece, la transizione è avvenuta: anzitutto perché l’illuminazione degli ambienti prevede un maggior numero di corpi illuminanti rispetto al passato e una modulazione della luce più ampia, anche attraverso scenari e sistemi domotici.
La tecnologia a led ha via via superato quelli che erano i suoi limiti iniziali, soprattutto l’emissione della luce con un angolo ristretto e in un colore meno «caldo»: oggi se ne apprezzano solo i vantaggi, come la lunga durata, i bassi consumi e la possibilità di utilizzare la luce come elemento d’arredo, anche attraverso lampadine che possono cambiare intensità e colore della luce.
Anche se una lampadina a led di buona qualità costa un po’ di più all’acquisto, risulta comunque vantaggiosa per via della lunga durata e dei bassi consumi; il fatto che non ci sia dissipazione di calore comporta anche risparmi «indiretti», per esempio sui costi di climatizzazione estiva.
Gli attacchi sono gli stessi delle lampadine che ci hanno accompagnato per anni, perciò per soppiantarle non servono modifiche o adattamenti; bisogna solo familiarizzare con i valori che le differenziano quanto a potenza, emissione luminosa e colore della luce, oltre a saper interpretare le nuove etichette energetiche, come viene spiegato di seguito.
Tecnologie di illuminazione

Fluorescente compatta
Derivate dai tubi al neon, sono state le prime a risparmio energetico: all’inizio ci volevano diversi secondi prima che raggiungessero la massima luminosità, ma le più recenti sono istantanee; non tutte sono dimmerabili.
Alogena
Da settembre 2018 la maggior parte di queste lampadine non viene più commercializzata; erano la naturale alternativa a quelle a incandescenza, rispetto alle quali producevano una luce più brillante.
LED
Solo una minima parte dell’energia viene dissipata in calore, infatti basta una potenza anche 10 volte più bassa rispetto a quelle a incandescenza per avere la stessa luce, con un risparmio del 90%.
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Quanta luce fa una lampadina a risparmio energetico?
Quando c’erano soltanto le lampadine a incandescenza, per scegliere una maggiore o minore luminosità si faceva riferimento ai watt, che in realtà rappresentano la potenza assorbita.
Oggi che le lampadine a risparmio energetico hanno potenze nettamente inferiori e diverse in base alla tipologia, per sceglierne una sostitutiva che ci fornisca la stessa quantità di luce (o flusso luminoso) bisogna fare riferimento ai lumen (lm) indicati sulla confezione.
La tabella, che parte dalle principali lampadine a incandescenza utilizzate in ambito domestico, può essere d’aiuto per non avere sorprese: se, al posto di una lampadina da 60 W se ne vuole montare una a led di pari luminosìtà, bisogna sceglierne una che, indicativamente, emetta una luce da 806 lumen, ovvero che abbia una potenza di 9 W.

Meno calore, meno consumi, meno rischi = più luce
Ogni sistema elettrico, per compiere un “lavoro”, dissipa una parte dell’energia assorbita sotto forma di calore: così, nelle lampadine, non tutta l’energia viene convertita in luce.
Nelle lampadine a incandescenza, il “lavoro compiuto” (ovvero l’energia restituita nella forma che ci occorre) è molto basso rispetto a quella dissipata, mentre nelle lampadine a risparmio energetico i valori sono invertiti, c’è uno spreco minimo e non ci si può scottare accidentalmente.

Etichetta energetica
Dal 1° settembre 2021, come era già accaduto nel mese di marzo per gli elettrodomestici, anche per le lampadine a risparmio energetico (e non solo) è stata adottata un’etichettatura più chiara e semplificata, in modo da agevolare i consumatori nell’effettuare scelte consapevoli in materia di risparmio energetico.
Nuova classificazione, maggior chiarezza
Le classi sono sempre 7, perché la A è diventata unica e sono state aggiunte le classi F e G; tuttavia, nessuno degli apparecchi attualmente in commercio può essere in classe A o B, in quanto riservate agli apparecchi che, in futuro, avranno prestazioni energetiche superiori alle migliori attuali.
Non è possibile fare comparazioni tra la vecchia e la nuova etichetta, in quanto la nuova classe viene attribuita a seguito di test differenti da quelli del passato. Inoltre, ogni produttore è obbligato a iscrivere i propri prodotti nel registro europeo delle etichette energetiche (EPREL), che le inserisce in un database accessibile al pubblico.

Com’era prima
Fino ad agosto 2021, una lampadina con un consumo stimato di 13 kWh per 1.000 ore di accensione era classificata in classe A+; le classi erano 7, crescenti dalla A++ alla E
Com’è adesso
Con la modifica delle classi, la stessa lampadina è in classe F; è stato aggiunto un QRCode che permette di accedere ai dati sull’efficienza energetica sul database EPREL
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