Isolamento con lana di roccia

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Trasformare un sottotetto in una mansarda può essere la soluzione per acquisire uno spazio abitabile notevole e incrementare il valore dell’immobile: bisogna prima di tutto provvedere a renderlo confortevole con un buon isolamento termico con lana di roccia

Che il sottotetto sia uno spazio poco idoneo a diventare abitabile per via delle pareti inclinate che limitano l’altezza lungo il perimetro e per l’ampia copertura in comunicazione con l’esterno è ormai pura retorica: in realtà, se almeno metà della superficie permette di stare in posizione eretta, questo spazio può rivelarsi utilissimo per ricavare una camera da letto in più, uno studio, un luogo di relax, sfruttando la parte più bassa per ospitare arredi adeguati e lasciando quella centrale al transito. Da regione a regione i requisiti richiesti quanto ad altezza minima e media sono molto diversi, per cui occorre informarsi prima di affrontare una ristrutturazione di questo tipo, oltre a garantire la corretta proporzione tra la superficie calpestabile e quella delle finestre, quasi sempre in rapporto di 8:1. Il sottotetto abitabile presenta diversi vantaggi: essendo il piano più alto è anche più silenzioso, con una buona disposizione delle finestre (numero e altezza) si può godere di una vista panoramica e dell’illuminazione naturale dal sorgere del sole fino al tramonto, di un miglior ricambio dell’aria, di una maggiore privacy.  L’isolamento sottocopertura con materassini di lana di roccia Rockwool permette di adattare perfettamente le dimensioni dell’isolante all’interasse tra le travi del tetto. Vanno tagliati qualche centimetro più larghi rispetto all’effettivo interasse tra le travi, così da poterli pressare e stabilizzare solo con alcune strisce di nastro. Sulla faccia interna dei materassini di lana di roccia si stende una barriera al vapore, solitamente in forma di telo leggero da giuntare con nastro adesivo specifico. Sopra questo strato se ne posa un secondo, perpendicolare al primo, che può essere di spessore inferiore: contestualmente si realizza anche l’intelaiatura che ha il duplice scopo di mantenere in posizione l’isolante e fornire il supporto per il rivestimento in cartongesso.  Rockwool (www.rockwool.it)

 

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  1. Lastra di cartongesso
  2. Primo strato isolante con lana di roccia
  3. Travatura del tetto
  4. Telo impermeabilizzante
  5. Secondo strato isolante lana di roccia
  6. Barriera al vapore
  7. Orditura metallica
  8. Ventilazione sottocopertura

Se sulla travatura principale del tetto è presente un tavolato di legno, lo strato impermeabilizzante di lana di roccia viene applicato sulla sua faccia esterna. Qualora il sottotetto non fosse provvisto di tavolato, dall’interno si vedono direttamente le tegole di copertura; bisogna quindi provvedere a stendere il telo impermeabilizzante prima di posare l’isolante, giuntandolo con apposito nastro. Se i materassini non sono rivestiti con la speciale carta craft bisogna inoltre stendere un telo con funzione di barriera al vapore sulla faccia dei materassini rivolta all’interno.

Il rivestimento sopra lo strato isolante

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  1. Il materassino isolante viene tenuto in posizione dalle ali metalliche applicate sui profilati orizzontali, fissati alle travi del tetto. Verrebbe spontaneo realizzare la sottostruttura con listelli, ma si sa che per natura il legno è soggetto a movimenti: le importanti escursioni di temperatura e umidità cui può essere esposta una copertura sconsigliano un sistema legno-legno, i profilati metallici assicurano maggiore stabilità.
  2. Il bordo di ogni lastra deve ricadere sulla mezzeria di un profilato, così che su questo possa essere avvitata anche la lastra successiva. L’interasse tra i profilati va perciò stabilito in base alle dimensioni delle lastre per limitare gli sfridi.
  3. Altrettanto importante è applicare le lastre sfalsate, in modo che le linee di giunzione risultino discontinue, garantendo una maggiore stabilità delle stuccature.
  4. Le lastre sono leggere e possono essere facilmente movimentate da una persona sola, ma occorre molta attenzione quando si sollevano lastre superiori a 2,5 metri, sia perché possono flettere e spezzarsi sia perché è molto facile sbrecciare gli angoli a seguito di urti accidentali.
  5. Arrivando in prossimità di una finestra bisogna rivestirne l’imbotte prima di proseguire con il rivestimento, cercando di utilizzare eventuali avanzi di lastre precedenti, sufficienti però a rivestire ciascun lato con un pezzo unico. La profondità dev’essere tale da arrivare a filo dei profilati metallici. I pannelli si fissano avvitandoli sul telaio di legno sottostante.
  6. Successivamente si prosegue con il rivestimento perimetrale con lastre sagomate sul contorno della finestra. Eventuali piccole imprecisioni nei lembi di unione si risolvono con la consueta applicazione dei paraspigoli provvisti di ali laterali da affogare nel rasante.

Stuccare e preparare le lastre per locali umidi

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  1. Le lastre di cartongesso per locali umidi (idrofughe) si riconoscono facilmente per il colore verde: le normali lastre Knauf hanno una capacità di assorbimento pari al 20% del loro peso e nel caso delle Idrolastre questa capacità è ulteriormente aumentata. Il loro impiego è fondamentale negli ambienti con forte tasso di umidità, nonché nei bagni e nelle cucine. Naturalmente, anche la stuccatura dei giunti dev’essere effettuata con prodotti che abbiano caratteristiche specifiche per queste situazioni.
  2. Angoli e spigoli vanno sempre protetti con speciali profili per irrobustire la zona, particolarmente soggetta a urti: tutte le imperfezioni, le giunzioni, le teste incassate delle viti devono essere uniformate alla superficie delle lastre. Sulle giunzioni si stende un nastro di armatura in fibra di vetro che evita microfessurazioni in fase di essiccazione.
  3. Le superfici esposte a schizzi d’acqua, come le pareti delle docce, vanno trattate con un prodotto di fondo impermeabilizzante prima di applicare qualsiasi rivestimento: il prodotto si stende facilmente con un rullo come una comune idropittura.

Taglio e rifinitura delle lastre

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  1. Per tagliare a misura le lastre bisogna approntare un supporto stabile, ma anche versatile: lavorare in appoggio su cavalletti è l’ideale, si possono mettere e togliere per avere tutto lo spazio a disposizione nelle manovre, ma per supportare lastre intere ne servono almeno quattro, così da evitare flessioni che potrebbero sfociare in rotture improvvise. Per il taglio occorrono un cutter affilato e un solido riscontro per la lama durante tutta la sua corsa: si incide la lastra su un lato per poco più di metà spessore.
  2. Basta ripiegare verso il basso la porzione incisa e il nucleo di gesso si spezza in modo netto, ma è ancora trattenuto dal rivestimento di cartone sulla faccia opposta. Sembrerebbe facile strapparlo via a mano, ma va assolutamente evitato per non sfrangiare la faccia opposta della lastra e compromettere l’uniformità della superficie e la protezione del gesso.
  3. Con un po’ di attenzione, si gira la lastra sottosopra e si completa il taglio con il cutter: nell’ultimo tratto si sostiene con l’altra mano il pezzo per evitare un brusco distacco.
  4. Tutti i bordi che derivano dal taglio delle lastre vanno leggermente bisellati, sia per ripulirli da piccole imperfezioni, sia per ottenere uno smusso che permetta allo stucco di penetrare meglio nella fessura.

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