Isolamento del pavimento controterra

isolamento pavimento

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Che sia un’intercapedine di aria o un idoneo sottofondo di materiale inerte, l’isolamento del pavimento con lo strato di separazione tra il terreno e il primo solaio è indispensabile per evitare dispersioni termiche, risalite di umidità e infiltrazioni di gas tossici

L’isolamento del pavimento è una tecnica usata da moltissimo tempo, già gli antichi Romani usavano collocare, tra il terreno e il pavimento, uno strato di cocci di terracotta che isolasse l’abitazione dal freddo e dall’umidità; un accorgimento che, concettualmente, si è mantenuto fino ai giorni nostri con sistemi via via più evoluti e che può rendersi necessario anche a posteriori, per esempio nel recupero di cantine o locali di sgombero a piano terra da adibire a nuovi spazi abitativi.

Questo strato di separazione viene comunemente definito vespaio e il materiale utilizzato ha come funzione primaria quella di costituire una camera d’aria che impedisca la migrazione dell’umidità all’interno, contribuisca all’isolamento termico e rappresenti una barriera al passaggio del gas Radon. Quest’ultimo è un gas radioattivo presente nella crosta terrestre che risulta innocuo all’aperto, ma se risale in spazi chiusi e vi ristagna può rappresentare un serio problema per la salute.

Per procedere all’isolamento pavimento capita che ancora oggi il vespaio venga realizzato con un letto di grossi ciottoli su cui appoggia il basamento, ma ormai ci sono sistemi più performanti ed efficaci; tutti portano indiscutibili vantaggi, ma la scelta di quello più idoneo va fatta in base alla tipologia del terreno, alla destinazione dei locali soprastanti, agli spessori necessari per ottenere risultati soddisfacenti. Questi ultimi, tuttavia, sono possibili soltanto se vengono rispettati gli accorgimenti necessari affinché il vespaio possa svolgere al meglio la sua funzione.

Si parla infatti di vespaio “aerato” perché l’aria deve poter circolare, perciò ci devono essere in primis un ingresso e un’uscita, ma non basta: l’ingresso deve trovarsi più in basso rispetto all’uscita affinché l’aria, riscaldandosi all’interno del vespaio, possa fluire naturalmente all’esterno per effetto camino. Anche per questo è opportuno prevedere l’ingresso sul lato nord (freddo) e l’uscita sul lato sud. I vespai moderni si basano essenzialmente su due soluzioni: i casseri a perdere a forma di cupola (igloo) e l’argilla espansa. A parità di spessore il primo forma un volume d’aria maggiore, ma tendenzialmente “freddo”, mentre il secondo, oltre a essere un materiale naturale, fornisce un miglior isolamento termico.

Vespaio senza distacco da terra

Utilizzando argilla espansa, sfusa o in sacchi, lo spessore di applicazione (o di scavo) risulta inferiore, le palline di argilla riempiono facilmente le irregolarità e gli interstizi; gli strati funzionali si riducono, in quanto il vespaio può essere realizzato direttamente sul terreno. L’aerazione, tuttavia, è di per sé modesta, ma in molti casi può risultare sufficiente.

Vespaio con distacco fisico

Il vespaio aerato in casseri a perdere va posato su un sottofondo in calcestruzzo magro; per evitare il “pavimento freddo”, sopra il getto armato di copertura occorre mettere uno strato isolante. A parità di prestazioni, con l’argilla espansa bastano due strati e lo spessore del sistema è di 30 cm, con i casseri gli strati diventano quattro e lo spessore sale a 50 cm.

Isolamento pavimento con vespaio in casseri a perdere

Questo sistema di vespaio aerato si basa su casseri a perdere in materiale plastico riciclato che, seppur esistano di diverse dimensioni e altezze, hanno una forma che ricorda quella di un tavolino: si posano su sottofondi di calcestruzzo magro e sono provvisti di incastri che permettono di ottenere una superficie compatta e autoportante su cui realizzare la gettata della soletta. Nell’intercapedine che si ottiene possono correre tubazioni e impianti; il vuoto sottostante costituisce un’efficace barriera contro l’umidità, se si prevedono correttamente le bocchette di aerazione, ma soltanto per quella relativa al pavimento. è sbagliato pensare che questa soluzione possa risolvere i problemi di umidità di risalita nelle murature: se queste non sono di per sé isolate dal terreno bisogna ricorrere a interventi di altro tipo e più specifici.

Posa dei casseri e getto armato

Tempo richiesto: 7 giorni.

  1. Posa dei casseri

    I casseri si posano a incastro partendo dalla parete più interna, procedendo da sinistra verso destra e collegandoli tra loro tramite gli incastri.

  2. Ricoprire con l’armatura

    Ultimato il vespaio lo si ricopre con elementi in rete d’armatura con bordi sovrapposti e legati gli uni agli altri.

  3. Effettuare la gettata

    Si effettua la gettata facendo penetrare il calcestruzzo nelle gole tra un cassero e l’altro e livellando la superficie.

  4. Stendere gli impianti

    Sulla soletta armata si stendono gli impianti, da ricoprire con un ulteriore massetto; su questo poi si posano gli strati impermeabilizzanti e isolanti prima di realizzare il pacchetto pavimento, a seconda delle situazioni.

Contestualmente alla posa dei casseri bisogna predisporre gli ingressi e le uscite dell’aria necessaria a creare una ventilazione naturale all’interno del vespaio, valutando caso per caso la quantità e la frequenza delle bocchette di ingresso (nord) e uscita dell’aria (sud). Le tubazioni devono avere un diametro di almeno 120 mm, considerando che le griglie di protezione riducono del 20/30% il passaggio d’aria.

Questa, entrando dai fori in basso sul lato nord, si riscalda e tende a salire, per uscire dal lato sud; questa “spinta” crea una depressione nel vespaio, perciò richiama altra aria in ingresso dando vita a un flusso continuo che smaltisce umidità e gas Radon. Nelle zone in cui le concentrazioni di questo gas nel sottosuolo sono molto basse si può optare per un vespaio di altro tipo; bisogna inoltre verificare l’assenza di falde che potrebbero causare allagamenti interni (fenomeno possibile anche in caso di forti piogge) rendendo inutile il vespaio aerato.

Isolamento pavimento controterra con l’argilla

L’argilla, perfetta per l’isolamento del pavimento, è disponibile in abbondanza in natura: si estrae in cava e dopo un pretrattamento viene cotta in forni a 1200 °C per ottenere l’argilla espansa sottoforma di “palline”. Da un metro cubo di argilla si ottengono fino a 5 m3 di argilla espansa, leggera e con un’alta resistenza meccanica in quanto protetta da un guscio “clinkerizzato” dalla cottura.

Naturale, incombustibile, inalterabile, drenante, riciclabile, isolante termoacustico: l’argilla espansa è ideale per la bioedilizia ed è utilizzata come aggregato nei calcestruzzi, riducendone il peso fino al 50%. Tra i molteplici utilizzi, in edilizia e non solo, è impiegata anche per realizzare vespai controterra, soprattutto quando si devono raggiungere determinati parametri di isolamento termico e si ha a che fare con terreni saturi di umidità.

Per l’isolamento pavimento in questo caso non si realizza un vuoto sanitario, ma nel vespaio l’aria è comunque presente in una percentuale elevata grazie alla matrice porosa del materiale (50% di vuoti intergranulari), perciò anche in questo caso è possibile prevedere bocchette di aerazione. In caso di rilevazione di concentrazioni elevate di gas Radon, vanno adottate misure per impedirne la risalita nell’abitazione, in primis con la posa di un’idonea membrana impermeabile sopra il getto di calcestruzzo che favorisca lo smaltimento attraverso i fori di aerazione.

Argilla sfusa o in sacchi

Qualora si debba realizzare un vespaio di superficie e spessore rilevante, il sistema migliore è l’utilizzo dell’argilla espansa TermoPiù sfusa, pompata direttamente in opera da mezzi cisternati dopo aver steso un telo di tessuto non tessuto sul terreno. Se il pavimento è destinato a supportare grandi carichi lo strato di argilla espansa va livellato e stabilizzato con una boiacca di cemento e acqua fatta penetrare per circa 5 cm.

Per superfici e spessori limitati il prodotto può essere utilizzato in sacchi (50 litri, 18 kg, 17 cm di spessore) da posare accostati.
Al termine, altri sacchi vengono aperti per riempire gli spazi vuoti con argilla espansa sfusa: una soluzione semplice e veloce da mettere inn opera, senza bisogno di attrezzature particolari.
Prima di effettuare la gettata si predispone un idoneo strato di separazione (tessuto non tessuto, membrana impermeabile, telo di polietilene) su cui va composta la rete d’armatura.

Le immagini si riferiscono alla realizzazione del vespaio per il Centro Polivalente “Enrico Brignano”, il primo edificio costruito ad Amatrice dopo il terremoto grazie a una raccolta di fondi da parte dell’attore/regista. Oltre all’argilla espansa TermoPiù sono stati utilizzati i premiscelati leggeri e isolanti Lecacem Classic di Laterlite per il sottofondo e Lecamix Facile per il massetto.

L’argilla nei solai intermedi

L’argilla espansa è anche utilizzabile per realizzare sottofondi a secco su solai interpiano quando occorra contenere i pesi (400 kg/m3), avere un isolamento termo-acustico certificato e, al contempo, un’elevata stabilità dimensionale.

PaviLeca di Laterlite, grazie alla miscela di granuli tondi e frantumati, si compatta al meglio e forma una base asciutta e solida che, dopo staggiatura, è subito pronta per la posa delle lastre di sottofondo in gessofibra che completano il sistema. È idoneo anche per inglobare le tubazioni impiantistiche ed è applicabile, anche ad alto spessore, su solai in laterocemento, calcestruzzo, legno, anche in presenza di riscaldamento a pavimento.

Se è prevista la posa di pavimentazioni sensibili all’umidità, il solaio va rivestito con un telo di barriera al vapore; stesi gli impianti, si svuotano i sacchi di PaviLeca e si creano fasce d’appoggio per il livellamento alla quota di progetto. Il sottofondo non va costipato né calpestato se non dopo la posa delle lastre che completano il sistema.

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