Gli appartamenti si rimpiccioliscono, ma le funzioni di cui abbiamo bisogno sono di più rispetto al passato: come fare per progettare piccoli spazi che offrano il giusto equilibrio tra comfort e stile?
Nel nostro Paese si è sempre data molta importanza alla casa: per gli italiani l’abitazione di proprietà è sempre stato “il bene” per eccellenza, un obiettivo da raggiungere anche a costo di sacrifici portati avanti per decenni perché, almeno fino a qualche tempo fa, sarebbe stato “per la vita”, un concetto di casa molto diverso da quello di altre culture vicine a noi.
In teoria la tendenza sarebbe la stessa anche oggi, ma i cambiamenti in atto nella nostra società portano a riconsiderare l’idea di casa: si continua a sognare l’abitazione indipendente e con uno spazio esterno, desiderio accentuato dalla recente esperienza pandemica, ma la realtà è che per le superfici superiori a 115 m2 le transazioni sono nettamente in calo.
Da un lato ci sono gli aspetti che impediscono a molti di affrontare con un’ipotetica serenità l’acquisto di una casa (i costi al m2, le tasse, la mancanza di una stabilità economica), oppure di affittarne una più grande del necessario, con maggiori oneri di canone e di gestione; dall’altro è pur vero che ci sono sempre più famiglie composte da una o due persone.
A inizio 2022 rappresentavano il 60% del totale (rispettivamente il 33% e il 27%): un dato destinato a crescere in futuro per fattori demografici quali l’invecchiamento della popolazione, con prospettive di vita più lunghe, e il calo delle nascite (le famiglie con un figlio non arrivano al 19%). Per farla breve: single e coppie non hanno bisogno di grandi metrature, la maggior parte del tempo lo si passa fuori casa e, come già detto, un’abitazione più piccola ha costi di gestione inferiori.
Con questo quadro, attualmente le unità abitative con superficie compresa tra 50 e 100 m2 rappresentano mediamente il 43% delle richieste; tuttavia, man mano che ci si sposta da fuori dei grandi centri urbani verso il centro città i costi aumentano, perciò le metrature ideali si riducono via via a quelle di trilocali e bilocali, fino ai monolocali.
In quest’ottica chi ha, per esempio, un appartamento di 120 m2 da vendere o da mettere a reddito, valuta spesso la possibilità di un frazionamento che produca due unità indipendenti più piccole, più appetibili per il mercato immobiliare e, nell’insieme, più remunerative. Questa soluzione rappresenta una delle strategie più efficaci per progettare piccoli spazi che rispondano alle esigenze del mercato.
Sia gli studi di architettura sia le aziende produttrici di sistemi di arredo, dovendo confrontarsi con queste nuove tendenze, si sono specializzati per proporre soluzioni personalizzate che garantiscano comfort e armonia estetica anche nelle abitazioni più piccole.

Per ciò che riguarda bilocali e monolocali, sempre più ricercati nelle metropoli, si sta affermando il nuovo concetto di “microliving”, spazi minimi che vengono proposti chiavi in mano per l’acquisto o la locazione, già arredati con una logica contemporanea e smart, dove il comfort non si misura in metri quadrati, ma attraverso il design degli arredi trasformabili che rendono lo spazio duttile e accogliente assicurandone la migliore fruibilità in ogni momento della giornata.
Il segreto per vivere piacevolmente in poco spazio risiede infatti nelle soluzioni dinamiche: il letto ribaltabile nascosto in un armadio, il tavolo che si manifesta soltanto all’ora dei pasti, funzioni racchiuse in sistemi scorrevoli che scompaiono all’interno delle strutture e così via. La stessa stanza può passare da zona giorno a zona notte, oppure da spazio personale per lavoro agile o relax ad ambiente d’accoglienza, con pochi gesti. Senza il superfluo a vista, progettare piccoli spazi diventa essenziale per rendere l’abitazione piacevole da vivere e sempre in ordine.
Legge Salva Casa: spazi abitabili più piccoli e più bassi
Tra le modifiche apportate al Testo Unico Edilizia con la Legge 105 del 24 luglio 2024, ex Decreto Salva Casa, c’è l’abbassamento delle dimensioni minime necessarie per ottenere l’abitabilità.
Per ciò che riguarda l’altezza dei locali, il limite minimo scende da 2,7 a 2,4 metri: questo permetterà, per esempio, di realizzare controsoffitti estetici e/o funzionali anche laddove fino a oggi non era possibile e di ridurre in modo significativo i volumi da riscaldare, quindi anche i consumi energetici e i costi di gestione.
Quanto alle superfici, quella minima passa da 28 a 20 m2 per i monolocali abitati da una sola persona e da 38 a 28 m2 per quelli abitati da due persone. L’ottenimento dell’abitabilità di tali immobili è subordinato alla loro presenza in edifici oggetto di recupero edilizio e miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie, altrimenti restano validi i vecchi limiti dimensionali.
Inoltre, il recupero dei sottotetti sarà sempre ammesso, anche qualora non consentisse di rispettare le distanze minime dai confini e tra gli edifici, purché avvenga nel rispetto delle leggi regionali; anche il cambio di destinazione d’uso per i primi piani fuoriterra e i seminterrati sarà sempre possibile, nel rispetto delle norme regionali.
Queste novità normative rappresentano un’occasione ideale per progettare piccoli spazi abitativi, ottimizzando superfici ridotte e rendendole funzionali e confortevoli.
Queste e altre nuove disposizioni riportate nella Legge contribuiranno a facilitare il recupero e l’accesso ai titoli abitativi di molti immobili fino a oggi inadeguati o inadeguabili, a rendere disponibile un maggior numero di unità abitative conformi alle richieste e alle aspettative del mercato, a calmierare i prezzi delle compravendite e delle locazioni, a evitare di consumare suolo con nuove costruzioni.





