Rendere il sottotetto abitabile

sottotetto abitabile
 

La mansarda, ritenuta in passato poco confortevole, oggi si rivela uno spazio privilegiato; rendere un sottotetto abitabile comporta un discreto investimento, ma ne vale veramente la pena

Le altezze variabili, la mancanza di pareti verticali a cui ridossare i mobili, la scarsa illuminazione fornita da abbaini e lucernari, le escursioni termiche stagionali conferivano alle mansarde di un tempo l’etichetta di alloggi marginali e angusti, anticamente occupati per lo più da artisti e scrittori che non potevano permettersi veri appartamenti. Ai giorni nostri, invece, le nuove tecniche di isolamento termico e i serramenti sempre più performanti rendono il sottotetto abitabile, un ambiente luminoso e accattivante che può offrire molti vantaggi: silenziosità, privacy, risparmio energetico dovuto all’apporto solare e un fascino molto particolare.

Per sapere se il sottotetto può essere reso abitabile bisogna anzitutto verificarne l’accatastamento, quindi determinarne l’altezza media ponderale, dividendo il volume con altezza superiore alla minima per la sua superficie: il risultato dev’essere uguale o superiore a quello riportato nella normativa regionale, mentre le zone con altezza inferiore alla minima possono solo essere utilizzate per vani ripostiglio.

Se si possiede un appartamento all’ultimo piano e il sottotetto è (o può diventare) una sua estensione si possono risolvere problemi di spazio senza affrontare un trasloco, ottenendo un incremento del valore complessivo che ripaga dell’investimento necessario alla trasformazione in mansarda. Stando alle analisi di mercato, il valore di una mansarda è di oltre 1.000 euro/m2 superiore a quello di altre unità immobiliari, la si vende in meno tempo con un incremento dell’investimento (acquisto del sottotetto e sua ristrutturazione) che può arrivare al 40%.

Sottotetto abitabile: le leggi regionali fanno la differenza

Il recupero dei sottotetti da trasformare in unità abitabili è regolamentato da leggi regionali, perciò i requisiti possono essere diversi da Regione a Regione; a loro volta, alcune regioni contemplano per i comuni montani ulteriori deroghe, per esempio accettando altezze minime inferiori rispetto a quella stabilita nelle altre zone. Oltre all’altezza minima “media” (data l’inclinazione del soffitto), stabilita in 240 cm nella maggior parte dei casi, le leggi regionali indicano le volumetrie e il rapporto aero-illuminante da rispettare, ovvero il rapporto tra la superficie delle finestre e quella quella calpestabile; quest’ultima può variare di molto, da 1/8 per la maggior parte dei casi fino a 1/16. In alcune regioni è consentito, a precise condizioni, recuperare spazio alzando il tetto o abbassando il solaio; in definitiva, bisogna informarsi a monte presso il proprio Comune circa le normative vigenti nella zona.

Isolamento sottotetto dall’interno

Affinché il sottotetto sia confortevole bisogna, a monte, provvedere a limitare le dispersioni e proteggersi dall’irraggiamento. Si sa che l’aria calda tende a salire, figuriamoci quanta energia può disperdere una copertura sprovvista di uno strato di isolamento o se questo è indeguato. Ma nel sottotetto si avverte ancor più il problema opposto, ovvero il surriscaldamento dovuto all’irraggiamento solare che, in estate, insiste sulla copertura in modo continuo per tutta la giornata.

Proprio per questo motivo, è preferibile che l’isolamento del sottotetto venga realizzato sottocopertura: il calore viene così dissipato attraverso lo strato di ventilazione prima di insinuarsi in quelli sottostanti. Non sempre però questo è fattibile, soprattutto per discordanze condominiali, perciò bisogna provvedere dall’interno. Tra l’altro, in un sottotetto abitabile, l’isolamento dall’interno sarebbe consigliabile anche se la copertura è isolata, proprio per disporre di una barriera più efficace alle dispersioni, magari prevedendo uno strato isolante di spessore ridotto, funzionale a ridurre i ponti termici interni e la formazione di muffe.

  1. Isolare dopo aver applicato le finestre

    L’isolamento sottotetto va effettuato dopo che sono stete posizionate le finestre; sul tavolato si applica, con una graffatrice, un telo traspirante che permetta di proteggere l’isolante da eventuale umidità.

  2. Applicare i pennelli di materiale isolante

    Se l’isolante è in pannelli rigidi va tagliato con una larghezza superiore di qualche millimetro all’interasse tra le travi, in modo da poterlo pressare senza ricorrere a ulteriori fissaggi. Nel caso si trattasse di materassini, più facilmente deformabili, occorre tagliarli con un’abbondanza superiore. Bisogna accostare bene i pannelli in modo che non rimangano fessure. Se si utilizzano pannelli in lana di vetro o di roccia bisogna indossare guanti e mascherina per proteggere la pelle e le vie respiratorie dai filamenti del materiale.

  3. Applicare la barriera al vapore

    Sempre con la graffatrice si fissa alle travi di legno un telo con funzione di barriera al vapore.

  4. Avvitare le lastre di cartongesso alle travi

    Si avvitano alle travi le lastre di cartongesso, avendo cura di far rimanere le viti appena sotto filo piano. Dopo la stuccatura dei giunti e delle viti si carteggia, si stende un primer di saturazione per rendere la superficie meno assorbente e si procede con la finitura.

Quali materiali utilizzare

Trattandosi di un intervento che si svolge dall’interno, è preferibile puntare sulla scelta di materiali naturali o, quanto meno, esenti dal rilascio di sostanze che potrebbero influire sulla qualità dell’aria. Le lane minerali, di vetro o di roccia, sono particolarmente indicate quando la travatura del tetto è a vista, perché si presentano sotto forma di spessi materassini che possono essere compattati nell’interasse tra le travi, senza bisogno di alcun fissaggio; basta tagliarli di larghezza un poco superiore al necessario e sfruttare la loro deformabilità per inserirli ben accostati gli uni agli altri.

In base poi a come si presenta la superficie da isolare, ci sono altri tipi di isolante che si prestano a questo scopo, sotto forma di rotoli o di pannelli rigidi: fibra di legno o di cellulosa, sughero, polistirene e poliuretano, solo per citarne alcuni. Occorre comunque valutarne le caratteristiche anche in base agli interventi che bisogna apportare per raggiungere un isolamento ottimale, inclusa la maggiore o minore traspirabilità; rispetto a un isolamento applicato a pareti verticali si possono prediligere spessori più consistenti senza perdite di spazio fruibile, a patto di mantenere le altezze minime e medie all’interno dei parametri richiesti dal regolamento edilizio vigente.

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