Tadelakt “resina” del Magreb

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Dettaglio Tadelakt
 

Il Tadelakt è un’antica tecnica di intonacatura marocchina che ricorda lo stucco veneziano (lo chiamano il marmo dei poveri), possiede eccellenti doti di impermeabilità e si comporta come fungicida e battericida; sembra una resina, ma non contiene prodotti di sintesi. Ideale nei bagni e, per la sua totale naturalità, è raccomandabile nella bioarchitettura

Le origini del tadelakt risalgono indicativamente al V secolo a.C., quando artigiani berberi instauratisi in Marocco utilizzavano questa tecnica per impermeabilizzare le cisterne riservate alla conservazione dell’acqua potabile. Successivamente, proprio per queste caratteristiche di resistenza all’umidità, fu applicata negli hammam e poi nelle stanze di sontuosi palazzi per realizzare pareti, pavimenti ed altre superfici di pregio.

Il tadelakt è un tipo di intonaco che ha una tradizione straordinaria, una tecnica che si è gelosamente tramandata da padre in figlio per generazioni, fatta di attrezzi semplici e gestualità che assomigliano ad un rituale. È una sorta di calce che si applica su fondi preferibilmente minerali, ruvidi ed assorbenti: ne occorre un solo strato di 1-2 cm, lisciato e lucidato, per ottenere una superficie incantevole alla vista e morbida al tatto, con un aspetto leggermente irregolare e brillante. Per la sua impermeabilità si presta alla realizzazione di qualsiasi superficie si trovi a contatto con l’acqua: non solo pavimenti e pareti dei bagni, ma anche lavandini, vasche, docce e fontane. In Italia il tadelakt si sta affacciando da qualche anno, mentre in altri Paesi europei è già molto utilizzato; non è facile trovare applicatori qualificati, anche se da qualche tempo vengono organizzati corsi specifici per apprendere questa tecnica. Bisogna inoltre far attenzione a reperire il prodotto originale: molte industrie, infatti, fiutando la “moda” (e le difficoltà di importazione dal Marocco), propongono talvolta materiali simili, ma ben lontani dal tadelakt marocchino. Per alcuni di essi è previsto addirittura un successivo trattamento antiumidità, del tutto superfluo con il vero tadelakt.

Dovendo realizzare ampie superfici, servono più applicatori in quanto una volta iniziato il lavoro va portato a termine: un professionista può stendere e finire dai 4 ai 6 mq al giorno. La manutenzione successiva è importante: ogni 2-3 mesi è bene ripassare le superfici con il sapone lucidante o con sapone di Marsiglia ed evitare di lasciare bagnate le superfici di vasche o docce dopo l’uso, se l’acqua è particolarmente calcarea; mai usare detergenti acidi o spugne abrasive che possono aggredire il sapone di lucidatura.

Per una protezione maggiore a fine lavori, i maestri marocchini usavano passare il bianco dell’uovo sulla superficie trattata con il sapone lucidante; oggi si può ottenere lo stesso risultato con una mano di cera d’api vergine, dopo circa un mese dalla prima lucidatura

Come nasce il materiale

tadelakt

Il procedimento tradizionale prevede la cottura delle pietre calcaree in grandi forni artigianali, come quello raffigurato nella foto sotto, tutt’ora attivi nella zona di Marrakech. Il forno viene alimentato con sterpaglie di ulivo e palma per almeno due giorni, quindi si lasciano raffreddare le pietre per poi trasportarle nel luogo di spegnimento: questo processo avviene in modo simile a quello della calce idrata, tramite idratazione con poca acqua. Le pietre calcaree vengono frantumate, il materiale risultante viene setacciato e confezionato in sacchi pronti per la vendita. Per l’applicazione basta semplicemente mescolare il prodotto con acqua, non occorre aggiungere sabbia in quanto la parte di calcare “non cotto” in esso contenuta funziona da aggregante. (Sito Tadelakt Originale)

Un’applicazione da veri maestri

applicazione tadelakt

Il prodotto si presenta naturalmente in una colorazione bianco-nocciola, ma può essere colorato con pigmenti resistenti alla calce, preventivamente miscelati con acqua; con alcuni di essi si può arrivare ad una percentuale del 10%. Per ottenere l’impasto di tadelakt si miscela la polvere in acqua in un rapporto 3:1, con molta cura, lasciando poi riposare l’impasto per una mezzora prima di procedere all’applicazione sulla superficie, che avviene in un’unica passata con una manara di legno (1). Il metodo tradizionale prevede l’utilizzo di attrezzi semplici, spesso di fortuna o autocostruiti: la lama d’acciaio può provocare alterazioni superficiali. Dopo l’applicazione, il prodotto viene “schiacciato” con una spatola di plastica, eventualmente riportandone una modesta quantità (2-3). La lucidatura tradizionale avviene con pietre che si sono levigate spontaneamente con l’utilizzo (4), seguita dal trattamento con un particolare sapone nero ottenuto da olive nere, da stendere a pennello. Indicativamente, i prezzi oscillano tra 100 euro/mq fino a oltre 300 euro/mq per superfici quali lavandini e vasche.

Tadelakt in bagno

 

Vasche, lavabi, fontane devono essere preventivamente realizzati in modo da costituire un supporto idoneo all’applicazione del tadelakt, ovvero con materiali a base di calce naturale. Solo un sottofondo idoneo garantisce l’impermeabilità e la valenza estetica finale.

2 Commenti

  1. essendo nel settore degli intonaci edili chiedo se vi sono dei produttori in Italia del tadelakt.
    Esistono produttori italiani in sacco di questo tipo di finitura?

     

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