Pubblicato: 13 febbraio 2019 | Aggiornato: 17 luglio 2026
La dichiarazione di conformità impianti è il documento che attesta che un impianto domestico è stato realizzato secondo la normativa vigente. Serve per nuovi impianti, rifacimenti, trasformazioni e ampliamenti, deve essere rilasciata da un’impresa abilitata e va conservata con attenzione dal proprietario dell’immobile.
| Documento / verifica | Quando serve | Chi lo rilascia | Cosa controllare |
|---|---|---|---|
| Dichiarazione di conformità impianti, o DiCo | Dopo installazione, rifacimento, ampliamento o trasformazione di un impianto | Impresa installatrice abilitata | Modello compilato, allegati obbligatori, riferimenti dell’impresa, materiali usati |
| Progetto dell’impianto | Quando previsto per tipologia, potenza, dimensioni o complessità dell’impianto | Professionista abilitato o responsabile tecnico, secondo i casi | Coerenza con lavori eseguiti, schemi, dimensionamento, eventuali varianti |
| Schema dell’impianto | Allegato alla DiCo quando non è necessario un progetto completo | Impresa installatrice | Tracciato, componenti principali, punti di utenza, quadro elettrico o distribuzione |
| Dichiarazione di rispondenza, o DiRi | Per impianti esistenti privi di DiCo, solo nei casi ammessi dalla norma | Tecnico abilitato o responsabile tecnico con requisiti specifici | Sopralluogo, prove, data presunta dell’impianto, eventuali adeguamenti necessari |
| Documentazione per agibilità o pratiche edilizie | In caso di nuovi lavori, ristrutturazioni o pratiche che richiedono verifica impiantistica | Impresa e tecnico incaricato | Deposito, completezza degli allegati, coerenza con la pratica edilizia |
Che cos’è la dichiarazione di conformità impianti
La dichiarazione di conformità impianti, spesso indicata come DiCo, è il documento con cui l’impresa installatrice dichiara che l’impianto è stato eseguito a regola d’arte, nel rispetto della normativa tecnica e delle disposizioni applicabili.
Non riguarda solo l’impianto elettrico. In ambito domestico può interessare, a seconda dei lavori eseguiti:
- impianti elettrici;
- impianti radiotelevisivi e antenne;
- impianti di riscaldamento;
- impianti di climatizzazione;
- impianti idrosanitari;
- impianti gas;
- impianti di protezione antincendio, quando presenti e pertinenti.
Per una casa in ristrutturazione, la dichiarazione di conformità è uno dei documenti più importanti da raccogliere a fine lavori, perché collega il progetto, l’esecuzione in cantiere, i materiali utilizzati e la responsabilità dell’impresa abilitata.

Quando è obbligatoria la dichiarazione di conformità
La DiCo deve essere rilasciata al termine dei lavori quando viene realizzato un nuovo impianto oppure quando un impianto esistente viene modificato in modo rilevante.
In pratica, il documento è necessario nei casi di:
- nuova installazione di un impianto;
- rifacimento completo;
- rifacimento parziale con modifica delle parti impiantistiche;
- ampliamento dell’impianto;
- trasformazione dell’impianto;
- interventi che incidono su sicurezza, distribuzione, potenza, apparecchiature o componenti principali.
Per un semplice intervento di manutenzione ordinaria, come la sostituzione di un componente equivalente senza modifica dell’impianto, la situazione va valutata caso per caso. Se l’intervento non altera struttura, destinazione, prestazioni o sicurezza dell’impianto, potrebbe non essere necessaria una nuova dichiarazione completa. È comunque opportuno farsi indicare dall’impresa quale documentazione verrà rilasciata a fine intervento.
Chi può rilasciare la dichiarazione di conformità
La dichiarazione di conformità può essere rilasciata solo da un’impresa abilitata per la specifica tipologia di impianto. Non basta che l’azienda sia genericamente edile o che l’artigiano abbia esperienza: l’impresa deve possedere i requisiti tecnico-professionali previsti e risultare abilitata per il settore impiantistico interessato.
Nel caso di un impianto elettrico, per esempio, la DiCo deve essere firmata dall’impresa installatrice abilitata per quella categoria di impianti. La responsabilità non riguarda soltanto l’esecuzione materiale, ma anche la conformità alle norme tecniche applicabili, la scelta dei componenti, le verifiche finali e gli allegati.
Prima di affidare il lavoro, conviene chiedere esplicitamente:
- se l’impresa è abilitata per l’impianto da realizzare;
- se nel preventivo è compreso il rilascio della dichiarazione di conformità;
- quali allegati saranno consegnati;
- se è necessario un progetto redatto da un professionista;
- come verranno gestite eventuali modifiche in corso d’opera.
Cosa contiene la dichiarazione di conformità impianti
La dichiarazione di conformità non è una semplice ricevuta. È un documento tecnico-amministrativo che deve essere compilato in modo completo e accompagnato dagli allegati necessari.
In genere contiene:
- dati del committente;
- dati del proprietario, se diverso dal committente;
- indirizzo e destinazione d’uso dell’immobile;
- descrizione dell’impianto realizzato o modificato;
- riferimenti dell’impresa installatrice;
- dati del responsabile tecnico;
- indicazione delle norme tecniche seguite;
- dichiarazione di esecuzione a regola d’arte;
- elenco dei materiali e dei componenti principali;
- eventuale riferimento al progetto;
- data e firma dell’impresa.
Alla dichiarazione devono essere allegati, quando previsti:
- progetto dell’impianto;
- schema dell’impianto realizzato;
- relazione con tipologia dei materiali utilizzati;
- certificato di riconoscimento dei requisiti tecnico-professionali dell’impresa;
- eventuali dichiarazioni precedenti o documenti relativi a parti di impianto già esistenti.
Un documento privo di allegati, con dati incompleti o non coerente con i lavori eseguiti può creare problemi in caso di vendita, locazione, richiesta di agibilità, assicurazione o successive ristrutturazioni.

Dichiarazione di conformità dell’impianto elettrico
L’impianto elettrico è uno dei casi più frequenti in cui viene richiesta la dichiarazione di conformità. La DiCo dell’impianto elettrico attesta che quadro, linee, protezioni, interruttori, prese, messa a terra e altri componenti sono stati installati secondo le regole tecniche applicabili.
È particolarmente importante in caso di:
- nuovo impianto elettrico;
- rifacimento dell’impianto durante una ristrutturazione;
- spostamento o ampliamento di punti presa e punti luce;
- modifica del quadro elettrico;
- adeguamento della potenza disponibile;
- interventi che coinvolgono bagno, cucina, lavanderia o ambienti tecnici;
- integrazione con climatizzazione, pompe di calore, fotovoltaico, domotica o sistemi di sicurezza.
Per le abitazioni con impianti più complessi o con potenze elevate può essere necessario anche il progetto dell’impianto. In questi casi il coordinamento tra progettista, impresa elettrica e direzione lavori diventa essenziale, soprattutto quando gli impianti devono dialogare con cucina, bagno, climatizzazione, ventilazione meccanica o sistemi smart home.
Dichiarazione di rispondenza: quando sostituisce la DiCo
La dichiarazione di rispondenza, o DiRi, è un documento diverso dalla dichiarazione di conformità. Può essere utilizzata nei casi ammessi dalla normativa quando la DiCo non è disponibile o non è mai stata prodotta per un impianto esistente.
Non serve a “sanare” automaticamente qualsiasi impianto e non può essere rilasciata senza verifiche. Prima della DiRi il tecnico deve eseguire sopralluoghi, controlli e accertamenti per valutare lo stato dell’impianto e la sua rispondenza alle prescrizioni applicabili.
La DiRi può essere presa in considerazione quando:
- l’impianto è esistente;
- la dichiarazione di conformità non è reperibile;
- l’impianto rientra nei casi previsti dalla normativa;
- un tecnico abilitato può verificarne condizioni, sicurezza e caratteristiche;
- eventuali carenze vengono corrette prima del rilascio.
Se l’impianto è stato realizzato dopo l’entrata in vigore delle regole che impongono la DiCo, la dichiarazione di rispondenza non deve essere considerata una scorciatoia. In presenza di lavori eseguiti senza documentazione corretta, può essere necessario intervenire sull’impianto e rilasciare una nuova dichiarazione di conformità per le opere effettivamente realizzate.

Perché è importante conservarla
La dichiarazione di conformità va conservata insieme ai documenti della casa. Può essere richiesta o diventare utile in diverse situazioni:
- richiesta o aggiornamento dell’agibilità;
- ristrutturazione dell’immobile;
- vendita della casa;
- locazione;
- pratiche edilizie;
- interventi successivi sugli impianti;
- richiesta di allaccio, variazione o potenziamento di alcune forniture;
- verifiche assicurative dopo un danno;
- controlli tecnici o perizie.
Nella compravendita immobiliare la documentazione impiantistica non va considerata un dettaglio secondario. Anche quando non è obbligatorio allegare materialmente la DiCo all’atto, la presenza di impianti documentati riduce incertezze, contestazioni e costi imprevisti per chi acquista.
In una locazione, il proprietario deve comunque consegnare un immobile sicuro e idoneo all’uso pattuito. Avere la documentazione degli impianti aiuta a dimostrare che la casa è stata mantenuta correttamente e che gli interventi principali sono stati eseguiti da imprese abilitate.
Cosa controllare prima di chiudere i lavori
Prima di saldare il lavoro o considerare concluso il cantiere, è utile verificare che la documentazione sia completa. Il momento migliore per farlo è la consegna finale, non mesi dopo, quando recuperare allegati o chiarimenti può diventare più complicato.
Gli aspetti da controllare sono soprattutto:
- corrispondenza tra lavori eseguiti e impianto descritto nella DiCo;
- presenza della firma dell’impresa installatrice;
- dati corretti di immobile, committente e impresa;
- allegati tecnici completi;
- eventuale progetto quando necessario;
- indicazione dei materiali principali;
- documenti relativi a parti di impianto preesistenti;
- copia per il proprietario o committente.
Un errore frequente è considerare la dichiarazione di conformità come un documento da chiedere “alla fine, se serve”. In realtà dovrebbe essere prevista già nel preventivo, perché fa parte dell’intervento e delle responsabilità dell’impresa.
Costi della dichiarazione di conformità e della DiRi
Per un nuovo impianto o per un rifacimento, il costo della dichiarazione di conformità è normalmente compreso nel prezzo dei lavori eseguiti dall’impresa abilitata. Il committente dovrebbe comunque verificare che il rilascio della DiCo sia indicato chiaramente nel preventivo.
La dichiarazione di rispondenza può invece avere un costo autonomo, perché richiede sopralluogo, verifiche, controlli documentali e responsabilità tecnica. L’importo varia in base a:
- tipo di impianto;
- dimensione dell’abitazione;
- complessità della verifica;
- numero di quadri, circuiti, apparecchi o terminali;
- presenza di documentazione precedente;
- eventuali prove strumentali;
- necessità di adeguamenti prima del rilascio.
Per evitare preventivi poco chiari, è consigliabile chiedere una distinzione tra costo della verifica, eventuali interventi di adeguamento e rilascio finale della documentazione. Una DiRi rilasciata senza sopralluogo serio o senza controlli tecnici non offre garanzie reali e può diventare un problema in caso di contestazioni.
Sanzioni e responsabilità in caso di documentazione mancante
La mancanza della dichiarazione di conformità può comportare conseguenze amministrative e pratiche. Le violazioni legate agli obblighi della DiCo possono generare sanzioni amministrative, con importi che variano in base alla gravità, alla complessità dell’impianto e al rischio connesso.
Oltre alla sanzione, il problema principale è la responsabilità. Un impianto non documentato può creare difficoltà in caso di:
- incidente domestico;
- incendio o corto circuito;
- perdita di gas;
- danni a persone o cose;
- contestazioni tra venditore e acquirente;
- controversie tra locatore e conduttore;
- rifiuto o limitazione di copertura assicurativa;
- impossibilità di completare pratiche edilizie o agibilità.
La documentazione non sostituisce la sicurezza reale dell’impianto, ma dimostra che il lavoro è stato affidato a soggetti abilitati e che sono state eseguite le verifiche previste. Per questo, nei lavori impiantistici, il documento finale è parte integrante della qualità dell’intervento.
Il ruolo di tecnico, progettista e impresa
Negli interventi semplici può essere sufficiente il lavoro dell’impresa installatrice abilitata. Nei casi più complessi, invece, serve un coordinamento più ampio tra committente, progettista, direttore lavori e impiantista.
Questo accade spesso quando la ristrutturazione coinvolge:
- rifacimento completo dell’impianto elettrico;
- nuova distribuzione interna degli ambienti;
- cucina spostata in un’altra zona della casa;
- bagno ricavato in una nuova posizione;
- impianto gas modificato;
- climatizzazione canalizzata;
- pompa di calore;
- ventilazione meccanica controllata;
- fotovoltaico e sistemi di accumulo;
- domotica e gestione integrata degli impianti.
In questi casi, la conformità non dipende solo dall’ultimo documento firmato. Dipende da progettazione, tracciati, dimensionamento, materiali, posa, compatibilità tra impianti e rispetto delle distanze o delle prescrizioni tecniche.
Dettagli tecnici da non sottovalutare
La verifica più importante riguarda la coerenza tra impianto progettato, impianto realizzato e documentazione finale. Se durante il cantiere vengono spostati punti luce, prese, scarichi, tubazioni, apparecchi o terminali, anche gli schemi e gli allegati devono riflettere la situazione effettiva.
Un altro punto critico è la gestione delle parti esistenti. Quando si interviene solo su una porzione dell’impianto, l’impresa deve chiarire fino a dove arriva la propria responsabilità e come vengono considerate le parti precedenti. Questo aspetto è fondamentale negli appartamenti datati, dove quadri, linee, messa a terra o tubazioni possono non essere adeguati agli standard attuali.
Prima di approvare un preventivo, conviene chiedere non solo “quanto costa l’impianto”, ma anche quale documentazione verrà consegnata, se serve un progetto e quali verifiche saranno eseguite prima del rilascio della dichiarazione.
Domande generali sulla dichiarazione di conformità impianti
Serve quando viene realizzato un nuovo impianto o quando un impianto esistente viene rifatto, ampliato o trasformato. È richiesta per gli impianti domestici eseguiti da imprese abilitate e deve essere consegnata al committente a fine lavori.
La dichiarazione di conformità può essere rilasciata solo da un’impresa installatrice abilitata per la specifica tipologia di impianto. Non può essere emessa da un tecnico generico o da un’impresa priva dei requisiti previsti.
La DiCo viene rilasciata dall’impresa che realizza o modifica l’impianto. La DiRi, dichiarazione di rispondenza, può essere usata solo nei casi ammessi per impianti esistenti privi di DiCo, dopo sopralluoghi e verifiche da parte di un soggetto abilitato.
La dichiarazione di conformità non è sempre obbligatoriamente allegata all’atto di vendita, ma resta un documento molto importante. La sua assenza può incidere su trattativa, responsabilità, valutazione dell’immobile e richieste dell’acquirente.






Trovo molto utile i vostri articoli, complimenti
Ma se uno se lo è realizzato da solo in quanto ex elettricista, come può ottenerlo?
Non mi risulta che per un semplice appartamento con potenza impegnata non superiore a 6KW e superficie inferiore a 400mq, siano richiesti “lo schema o il progetto dell’impianto ed una esaustiva relazione tecnica.”
Ho incaricato un elettricista qualificato per la rimessa a norma dell’impianto elettrico della mia abitazione e in fattura è stato aggiunto euro 600 per certificazione impianto è dovuto? Non dovrebbe essere a titolo di garanzia di un lavoro fatto a regola d’arte? Grazie
la verità è che abusano a causa degli obblighi di legge.