Kengo Kuma, restauro e recupero di un vecchio edificio rurale

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Kengo Kuma per Casalgrande Padana

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L’architetto Kengo Kuma ha curato il restauro e recupero funzionale di un vecchio edificio rurale che diventa un raffinato spazio per incontri, eventi culturali e mostre nella campagna reggiana

Anche se non siamo in un contesto residenziale, dal restauro di questo casale, seguito dall’architetto Kengo Kuma, si possono trarre spunti interessanti per interventi di recupero di edifici rurali da adibire ad abitazioni, oltre che apprezzare utilizzi a tratti un po’ inconsueti del grès porcellanato, un materiale moderno che riesce a dialogare con la tradizione, forse perché anch’esso è parte della storia di questi luoghi.

La costruzione, definita Old House, è una tipica casa colonica sopravvissuta alle profonde trasformazioni industriali del territorio e fa parte dell’area in cui sorge il sito produttivo di Casalgrande Padana, dal 1960 azienda leader nella produzione di piastrelle per pavimenti e rivestimenti. Il restauro, ad opera di Kengo Kuma, l’ha riportata, esternamente, alla sua immagine originaria e le lastre di grès che definiscono i percorsi attorno a essa sono, oltre che un segno distintivo dell’azienda (che qui è al tempo stesso committente, esecutore dei lavori, produttore e fornitore dei materiali impiegati), l’anello di congiunzione con una monumentale installazione architettonica poco distante, sempre in grès e progettata dallo stesso architetto qualche tempo prima. Anche all’interno antico e moderno interagiscono e si integrano per definire uno spazio fuori dal tempo, ma estremamente attuale; un’architettura giocata su asimmetrie e tridimensionalità, ma con grande senso della misura e rispetto delle origini.

Il vecchio fienile

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Queste immagini si riferiscono all’ambiente originariamente adibito a fienile, ora adibito a sala di proiezione, e sono state scattate prima dell’intervento di consolidamento delle murature e di risanamento della copertura. Osservando le foto degli ambienti dopo la ristrutturazione si intuisce che il vuoto assume un’importanza fondamentale, come è nello stile del progettista secondo il quale il vuoto nell’architettura è come il silenzio nella musica: non uno spazio da riempire, ma in cui inserire con parsimonia elementi integrativi, ponendo attenzione ai materiali e al loro utilizzo sostenibile.

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Nel piccolo bagno di servizio, lastre di grès porcellanato curvate della serie Unicolore compongono un inedito sistema lavabo-erogatore dal quale l’acqua scende sottoforma di un sottile velo a parete.

 

Sala di proiezione e biblioteca

Nella “Projection Room” le lastre ceramiche di pavimentazione si sposano con un letto di ciottoli bianchi; la gradinata ha sedute interamente rivestite in grès porcellanato, caratterizzate da alzate lavorate con forature su tutta la superficie delle lastre ceramiche per consentire il ricambio dell’aria attraverso l’impianto di climatizzazione.

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Il soffitto, ridisegnato da Kengo Kuma, è valorizzato da un’installazione composta da centinaia di lastre ceramiche che fluttuano nello spazio sospese su cavetti metallici, generando giochi di luce e movimento alla minima corrente d’aria. Dietro, la “library Room” presenta una parete scaffale con elementi di grès porcellanato orientati in modo da assumere forma mutevole, in funzione della diversa posizione da cui la si osserva.

Gradini in gres

 

Scale e altri ambienti

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La scala che conduce al primo piano, protetta da una balaustra in vetro strutturale, si presenta con gradini e pianerottoli realizzati in sottili lastre di acciaio a sbalzo, anch’esse rivestite con lastre ceramiche mediante incollaggio. La scala antica è invece rivestita con lastre della serie Metalwood, in grès porcellanato smaltato e colorato a tutta massa caratterizzato da una particolare finitura metallizzata che richiama al tatto la trama del legno; è stata adottata una soluzione di posa insolita, con alzata e pedata che si incontrano a spigolo vivo, in modo che lo spessore della pedata rimanga in vista sposandosi gradevolmente con la superficie in colore bronzo. Le lastre in Metalwood, sempre nel colore bronzo, sono state utilizzate anche per altre stanze, come la “Library Room”, nel formato 15×90 cm posato in modo ordinato e allineato con spigoli e pareti, per il pavimento della cabina ascensore, per lo spazio destinato al relax e per il rivestimento del servizio igienico al secondo piano. Un’intera parete ospita piastrelle di ceramica del passato nella Old Tiles Room, pavimentata con le lastre 60×120 cm trattate al biossido di titanio (materiale in grado di abbattere la quasi totalità dei principali batteri).

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Un sottotetto con una storia

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L’area posta al secondo e ultimo livello è stata adibita a sala riunioni dopo il recupero; ha pareti in cristallo su tre lati che si affacciano sulla libreria e sulla sala di proiezione. In origine era un’acetaia, ovvero l’ambiente in cui veniva prodotto l’aceto balsamico (tipico di questa zona) conservato e invecchiato in serie di botti dette “batterie”; l’ubicazione nei sottotetti non coibentati comportava l’esposizione a forti sbalzi termici tra notte e giorno e l’alternarsi delle stagioni, fondamentali per questo prodotto.

 

La hall e l’ex cucina

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A piano terra vi era un corridoio centrale facente parte di un portico aperto, dal quale si accedeva all’abitazione da un lato e alla stalla dall’altro.

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La cucina è stata trasformata in una zona relax-conversazione mantenendo il tradizionale focolare a legna: si può soltanto immaginare il paziente lavoro di ripulitura delle strutture in mattone e pietra per riportarle alla loro tradizionale bellezza. In questo modo la contemporaneità delle superfici lisce e sottili di grès si contrappone con discrezione all’aspetto scabro e maestoso delle strutture in laterizio, riconoscendone la preesistenza e il valore storico.

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Mentre all’interno è stato necessario un intervento radicale, l’esterno della costruzione è stato ricondotto alla sua immagine originaria, esaltando le possenti murature in laterizio.

Percorsi all’esterno

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Le aree circostanti la Old House sono definite dagli alberi e dai filari a spalliera del meleto, con percorsi nel verde costituiti da lastre di grès porcellanato nella tonalità Bianco Assoluto, con superficie bocciardata antiscivolo; lo stesso materiale è utilizzato per la piazza esterna. La disposizione radiale dei percorsi ha determinato una progressiva apertura delle fughe tra le lastre verso la piazza, spazi che sono colmati con ghiaietto al di sotto del quale è stato disposto uno strato drenante, evitando il ricorso alle tradizionali griglie per il convogliamento delle acque piovane. Il tracciamento delle aree ha avuto origine dall’adiacente Casalgrande Ceramic Cloud (nuvola di ceramica), un’installazione artistica progettata dallo stesso Kengo Kuma costituita da lastre di grès porcellanato di grandi dimensioni fissate meccanicamente a un’intelaiatura metallica concepita allo scopo.

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La costruzione tridimensionale si riflette in uno specchio d’acqua e genera spettacolari giochi di luce di notte e di giorno; si sviluppa in linea per oltre 40 metri (7 metri di altezza) e rappresenta il legame del territorio con la realtà produttiva, oltre a voler essere un’innovativa applicazione dei componenti ceramici di ultima generazione.

Kengo Kuma

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Kengo Kuma è un architetto giapponese di fama internazionale e insignito di numerosi premi; lo studio ha sede a tokyo e a parigi, insegna alla graduate shool of architecture dell’università di tokyo, in passato ha insegnato alla keyo university ed è stato docente nelle università di illinois e columbia.

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