Open space il nuovo trend della ristrutturazione

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Buttar giù una parete può significare avere ambienti più luminosi e intraprendere scelte di arredo altrimenti impossibili

Lo spessore di una tramezza interna è di pochi centimetri, non sembra proprio che la sua demolizione possa garantire una fruibilità degli spazi migliore, d’altro canto in pianta non cambia quasi nulla. Ma se si pensa alla libertà di transito, al vincolo comportato dalla porta e al suo ingombro se è a battente, alle rispettive finestre che si trovano a illuminare un solo grande ambiente, magari con diversa esposizione, lo scenario che si presenta assume una dimensione completamente diversa.

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Lo spazio centrale disponibile è la vera rivoluzione: non solo la zona in precedenza occupata dalla parete, ma anche lo spazio limitrofo che non è più ostacolato dalla sua presenza permette una disposizione degli arredi più consona, per non parlare della possibilità di relazionarsi tra persone che stanno svolgendo attività diverse, altrimenti separate da un muro.

Pur trattandosi di un intervento materialmente piuttosto semplice da portare a termine, comporta alcuni vincoli burocratici da non sottovalutare: la modifica dello stato in essere delle partizioni, anche se le pareti in questione non hanno compiti strutturali, non può essere attuata se non seguendo l’iter delle manutenzioni straordinarie in ambito edilizio; inoltre, variando in modo definitivo la planimetria interna, al termine dei lavori bisogna mettere a conoscenza gli uffici catastali della nuova partizione.

Demolizione dei muri

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Casi differenti: se la parete è una semplice tramezza che ha il compito di dividere i locali, la sua eliminazione non richiede particolari accorgimenti, ma se si tratta di una muratura di raccordo tra pilastri e travature, si possono aprire soltando varchi più o meno grandi a seconda del compito affidato agli elementi strutturali e alla loro estensione: potrebbe essere necessario ricorrere a rinforzi per le porzioni verticali che non vengono abbattute. Nel caso in cui i locali facciano parte di un edificio multipiano e, le tramezze da abbattere coincidano con quelle dei piani superiori, può essere necessario ricorrere a putrelle d’acciaio di rinforzo, anche per evitare future lesioni dell’intonaco delle tramezze superiori.

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Problema impianti passanti

Prima di iniziare la demolizione è bene verificare se all’interno della parete corrano impianti di varia natura. La cosa migliore sarebbe avere un disegno tecnico con le quote di passaggio degli impianti e la loro natura, ma la zona potrebbe essere stata oggetto di modifiche successive, non riportate sull’originale. Quelli elettrici sono i più facili da individuare, per la presenza di scatole elettriche, interruttori, prese: per quanto riguarda le tubazioni, la loro presenza può essere verificata tramite speciali rilevatori che segnalano la presenza di impianti e, talvolta, la profondità a cui si trovano.

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Detriti da smaltire

Il materiale risultante dalla demolizione va fatto pervenire ad apposite discariche. Solitamente è l’impresa esecutrice dei lavori a fornire il servizio, che comunque comporta costi variabili da una zona all’altra: dev’essere compilato uno speciale bollettario di scarico con le quantità e la natura dei materiali, una procedura che avviene quasi sempre senza che il committente se ne renda conto, gli oneri vengono inclusi nel computo della spesa globale. Ciò non toglie che esistano discariche comunali che accettano anche questo tipo di rifiuto da parte del privato, spesso senza costi per piccole quantità.

Uniformare la pavimentazione

Demolendo una tramezza ci si trova con una striscia di pavimentazione priva di rivestimento che rende difficile e sconsigliabile un intervento di ripristino localizzato: sia perché spesso le due stanze erano rivestite in modo differente, sia perché un ambiente ampio viene esaltato da superfici continue. Ecco alcuni sistemi che permettono di utilizzare il vecchio pavimento come sottofondo per il nuovo, senza incorrere in ulteriori demolizioni e modifiche.

Resine e cementizi

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Se il pavimento è piastrellato può essere necessario irruvidire la superficie, prima di ripulirla a fondo e stendere un fissativo, quindi un autolivellante compatibile per eliminare le fughe e passare al nuovo rivestimento, che segue criteri differenti a seconda che si utilizzino prodotti resiniferi o cementizi e permette di ottenere un pavimento monolitico in uno spessore di pochi millimetri.

I pavimenti ultrasottili

Pavimenti sottili di Ceramiche KEOPE

 

Si può ricorrere a piastrelle di grande formato a spessore contenuto in 3,5-6-5 mm che possono essere incollate al pavimento esistente o posate flottanti su un materassino insonorizzante che compensa anche piccoli dislivelli. Molti di questi sono forniti anche per la posa fai da te, con sistemi ad incastro o con bordi bisellati per un perfetto allineamento.

Parquet prefinito in 10 mm

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Il pavimento può essere posato flottante o incollato, come per le piastrelle sopracitate. La posa incollata garantisce l’impermeabilità a eventuali cadute di liquidi. Il sistema a incastro dei listoni favorisce l’accostamento e il mantenimento di un livello costante.

Salvare i vecchi pavimenti

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Non è raro che le due stanze messe in comunicazione con l’abbattimento della parete siano pavimentate nello stesso modo e che le superfici siano in buono stato: per non affrontare la spesa di un nuovo rivestimento si può nascondere la banda grezza risultante dalla demolizione in vario modo. Se si hanno ancora piastrelle dello stesso tipo si può tentare di rivestire la striscia mancante e mantenere lo stesso livello, altrimenti si può far realizzare su misura una banda sottile poco più larga della fessura, di altro materiale, e sovrapporla ai due rivestimenti.

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