Pubblicato: 26 maggio 2015 | Aggiornato: 6 luglio 2026
Un open space cucina soggiorno nasce dall’unione di due ambienti attraverso la demolizione o la modifica di pareti interne. Il risultato può migliorare luce naturale, continuità visiva e fruibilità, ma richiede verifiche su strutture, impianti, pavimenti, pratiche edilizie e gestione del cantiere.
| Aspetto da valutare | Perché incide sul progetto | Verifica consigliata |
|---|---|---|
| Parete da demolire | Una tramezza non portante è diversa da una muratura con funzione strutturale o di irrigidimento | Sopralluogo di tecnico o progettista prima dei lavori |
| Luce naturale | L’unione degli ambienti può sommare finestre con esposizioni diverse | Valutare orientamento, abbagliamento e zone d’ombra |
| Impianti passanti | Cavi, tubazioni, scarichi e colonne tecniche possono attraversare la parete | Rilievo impiantistico con strumenti di rilevazione e documentazione disponibile |
| Pavimento esistente | Dopo la demolizione resta una fascia senza rivestimento | Decidere se integrare, sovrapporre o sostituire la pavimentazione |
| Permessi edilizi | Le modifiche distributive interne possono rientrare nella manutenzione straordinaria | Verificare titolo edilizio, regolamento comunale e pratica catastale |
| Arredi e funzioni | Cucina, tavolo, divano e passaggi devono convivere in un unico volume | Progettare distanze, flussi, contenimento e punti luce prima del cantiere |
| Smaltimento macerie | I materiali da demolizione sono rifiuti da costruzione e demolizione | Affidare gestione e trasporto a impresa o soggetti autorizzati |
Che cosa significa creare un open space cucina soggiorno
Realizzare un open space cucina soggiorno significa trasformare due locali separati in un unico ambiente condiviso, dove cucina, pranzo e zona relax dialogano senza una parete divisoria. La modifica può sembrare minima in pianta, perché lo spessore di una tramezza è ridotto, ma cambia in modo evidente la percezione dello spazio.
L’effetto più importante non riguarda solo i centimetri recuperati dalla demolizione. Eliminando una parete si libera la fascia di passaggio, si annulla l’ingombro della porta, si ampliano le visuali e si possono sfruttare insieme finestre che prima illuminavano stanze distinte. In alcuni casi, due esposizioni diverse rendono la zona giorno più luminosa durante l’arco della giornata.
La vera differenza è progettuale: il centro dell’ambiente diventa disponibile per funzioni che prima erano frammentate. Un’isola o una penisola possono sostituire la separazione fisica; il tavolo può diventare cerniera tra cucina e soggiorno; il divano può essere orientato in modo più libero rispetto a pareti, finestre e televisione.

Quando conviene unire cucina e soggiorno
L’open space funziona bene quando la casa ha bisogno di luce, continuità e maggiore flessibilità d’uso. È una scelta frequente nelle ristrutturazioni di appartamenti con cucina piccola, soggiorno poco sfruttato o distribuzioni interne datate, dove corridoi e pareti riducono la qualità dello spazio.
Può essere una soluzione adatta quando:
- la cucina separata è troppo stretta per contenere tavolo, contenimento e piani di lavoro;
- il soggiorno è penalizzato da porte, passaggi obbligati o arredi difficili da collocare;
- le finestre dei due ambienti possono contribuire a illuminare un unico volume;
- si desidera una zona giorno più conviviale, dove cucinare, mangiare e stare insieme avvengono nello stesso spazio;
- il progetto prevede arredi su misura, isola, penisola o pareti attrezzate.
Non è invece una scelta automatica. In alcune case può essere preferibile mantenere una separazione parziale, per contenere odori, rumori e disordine visivo della cucina. Porte scorrevoli vetrate, quinte leggere, librerie passanti o pareti basse possono creare un equilibrio tra apertura e controllo.
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Prima di demolire: pareti, strutture e sicurezza
Il primo controllo riguarda la natura della parete. Una semplice tramezza interna, realizzata per dividere gli ambienti, può essere rimossa con un intervento relativamente lineare. Diverso è il caso di murature che collaborano con pilastri, travi, setti, archi o elementi portanti.
In edifici datati, condomini multipiano o immobili con più interventi stratificati nel tempo, una parete apparentemente secondaria può avere funzioni da verificare. La continuità delle pareti ai piani superiori, la presenza di lesioni, la tipologia costruttiva e la posizione rispetto alla struttura principale sono segnali da valutare prima di aprire un varco o procedere alla demolizione completa.
Quando la parete ha un ruolo strutturale, l’intervento non può essere gestito come semplice abbattimento. Può richiedere calcoli, cerchiature, putrelle, rinforzi, pratiche specifiche e direzione lavori. La soluzione dipende dal sistema costruttivo dell’edificio e deve essere definita da un tecnico abilitato.


Impianti nella parete: il controllo che evita imprevisti
Prima della demolizione occorre capire se nella parete passano impianti elettrici, tubazioni idriche, scarichi, linee gas, cavi dati o canalizzazioni. Le tracce non sempre sono evidenti, soprattutto in case ristrutturate più volte o in presenza di modifiche non documentate.
Gli impianti elettrici sono spesso riconoscibili dalla presenza di prese, interruttori, scatole di derivazione o punti luce. Le tubazioni possono essere più difficili da individuare e richiedere rilevatori specifici, saggi localizzati o il confronto con disegni tecnici e dichiarazioni impiantistiche disponibili.
In un open space cucina soggiorno, gli impianti non vanno considerati solo come ostacoli da spostare. La nuova distribuzione può richiedere più prese, nuovi punti luce, alimentazioni per elettrodomestici, cappa, piano a induzione, isola o illuminazione del tavolo. Coordinare demolizione, impianti e arredi evita tagli successivi, tracce aggiuntive e costi imprevisti.
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Pavimenti dopo la demolizione: come risolvere la fascia mancante
Quando si elimina una parete divisoria, sul pavimento resta quasi sempre una striscia priva di rivestimento. È il punto in cui la tramezza poggiava sul solaio o sul massetto. Il problema diventa più evidente se le due stanze hanno pavimenti diversi, quote differenti o rivestimenti non più reperibili.
Integrare il vecchio pavimento
Se cucina e soggiorno hanno lo stesso pavimento e sono presenti piastrelle di scorta, si può valutare un ripristino localizzato della fascia mancante. La difficoltà sta nell’allineare fughe, quote e tonalità. Anche una piastrella identica può apparire diversa se il pavimento esistente è usurato, lucidato o scolorito dal tempo.
Quando non ci sono elementi di ricambio, una soluzione possibile è inserire una fascia in materiale diverso: metallo, pietra, legno, cementina o profilo decorativo. Deve però essere una scelta progettuale, non un rattoppo casuale. La fascia può diventare una linea di separazione tra area cucina e zona living.

Sovrapporre un nuovo rivestimento
Se il pavimento esistente è stabile e compatibile, si può usare come sottofondo per un nuovo rivestimento sottile. Resine, sistemi cementizi, gres a basso spessore e parquet prefinito possono creare una superficie continua senza demolire tutto il pavimento, ma la posa deve tenere conto di quote, porte, battiscopa, soglie e planarità.
Le resine e i cementizi consentono un effetto monolitico con spessori contenuti, ma richiedono preparazione accurata del supporto, primer e cicli compatibili con il prodotto scelto. Le grandi lastre in gres sottile possono essere incollate sull’esistente o posate con sistemi specifici, a condizione che il sottofondo sia stabile. Il parquet prefinito, incollato o flottante, aggiunge comfort e continuità visiva, ma va scelto considerando umidità, cucina e manutenzione.



Come organizzare cucina, pranzo e soggiorno in un unico ambiente
Un open space riuscito non è solo una stanza più grande. È un ambiente in cui funzioni diverse convivono senza ostacolarsi. La cucina richiede superfici resistenti, impianti, contenimento e facilità di pulizia; il soggiorno richiede comfort, proporzioni, luce morbida e una buona relazione con divano, librerie e televisione.
La disposizione degli arredi deve partire dai percorsi. Tra cucina, tavolo e divano servono passaggi fluidi, senza attraversamenti scomodi o ostacoli in corrispondenza di porte, finestre e balconi. Isola e penisola funzionano bene solo se lo spazio intorno permette apertura di ante, uso degli sgabelli e movimento contemporaneo di più persone.
Anche l’illuminazione deve essere progettata per scene diverse. La zona operativa della cucina richiede luce tecnica e diretta; il tavolo ha bisogno di un punto luminoso dedicato; il soggiorno beneficia di luce diffusa, lampade da lettura e accensioni separate. In un unico ambiente, poter regolare le sorgenti aiuta a distinguere le funzioni senza costruire nuove pareti.
Odori, rumore e ordine visivo: i limiti da gestire
Aprire cucina e soggiorno aumenta la convivialità, ma rende più percepibili rumori, vapori e disordine. Per questo la scelta degli elettrodomestici, della cappa e dei materiali deve essere coerente con l’uso reale della casa.
La cappa deve essere dimensionata e installata secondo le indicazioni del produttore e in base alla configurazione della cucina. Se non è possibile lo scarico all’esterno, va valutata una soluzione filtrante di qualità, sapendo che manutenzione dei filtri e prestazioni diventano ancora più importanti.
Il rumore degli elettrodomestici incide sul comfort del soggiorno, soprattutto in ambienti piccoli o molto riflettenti. Superfici continue, grandi lastre, vetro e arredi rigidi possono amplificare il riverbero; tende, tappeti, imbottiti e librerie aiutano a migliorare la percezione acustica senza rinunciare all’apertura.
Permessi, catasto e pratiche da verificare
La demolizione o lo spostamento di pareti interne rientra di norma tra le modifiche della distribuzione interna e può configurare manutenzione straordinaria quando non altera volumetria e destinazione d’uso. Il Testo Unico Edilizia include nella manutenzione straordinaria le opere e modifiche necessarie a rinnovare o sostituire parti degli edifici, con limiti su volumetria e destinazione d’uso; gli interventi sulle pareti interne non strutturali sono trattati dal quadro edilizio nazionale, ma vanno sempre verificati con regolamento comunale, stato legittimo dell’immobile ed eventuali vincoli.
Nella pratica, per un open space cucina soggiorno può essere necessaria una CILA quando si interviene su tramezzi non strutturali; se sono coinvolte parti strutturali, possono servire pratiche diverse e verifiche più complesse. La corretta procedura va definita dal tecnico incaricato prima dell’inizio dei lavori, anche per evitare problemi in caso di futura vendita, mutuo o aggiornamento della documentazione immobiliare.
Quando la distribuzione interna cambia in modo stabile, può essere necessario aggiornare la planimetria catastale tramite procedura DOCFA, redatta da un professionista abilitato. L’Agenzia delle Entrate indica il DOCFA come strumento tecnico per la redazione degli atti di aggiornamento catastale, da valutare caso per caso in base alla variazione eseguita.
Macerie e rifiuti da demolizione
I materiali prodotti dalla demolizione non possono essere abbandonati o smaltiti come normali rifiuti domestici. I rifiuti da costruzione e demolizione rientrano tra i rifiuti speciali secondo la classificazione prevista dalla normativa ambientale; l’Albo Nazionale Gestori Ambientali richiama la distinzione tra rifiuti urbani, speciali, pericolosi e non pericolosi.
In un cantiere domestico, di solito è l’impresa a occuparsi di raccolta, trasporto e conferimento, con costi compresi nel preventivo o indicati come voce separata. È utile chiedere in anticipo come saranno gestite macerie, imballaggi, eventuali materiali metallici, vecchi rivestimenti e componenti rimossi. Per i rifiuti inerti da costruzione e demolizione esistono anche disposizioni specifiche sulla cessazione della qualifica di rifiuto e sul recupero, da verificare in base al materiale e alla filiera locale.

Cosa discutere con progettista e impresa prima del cantiere
Prima di avviare i lavori, il progetto dell’open space dovrebbe chiarire tre livelli: tecnico, funzionale ed estetico. Il livello tecnico riguarda pareti, impianti, pratiche edilizie, pavimenti e sicurezza. Il livello funzionale riguarda percorsi, contenimento, uso quotidiano della cucina e relazione con il soggiorno. Il livello estetico riguarda materiali, colori, luci e continuità visiva.
Un errore frequente è demolire prima di aver deciso la disposizione finale degli arredi. In questo modo prese, scarichi, punti luce e attacchi possono trovarsi nel posto sbagliato. Un altro errore è sottovalutare il pavimento: la fascia lasciata dalla parete demolita è spesso il dettaglio che rende l’intervento più costoso o meno pulito dal punto di vista estetico.
Nel preventivo conviene far distinguere demolizione, trasporto macerie, eventuali rinforzi, opere impiantistiche, ripristini, pavimenti, tinteggiature e pratiche tecniche. Solo così è possibile confrontare offerte diverse senza limitarsi al prezzo finale.
Procedimento operativo
La trasformazione di cucina e soggiorno in open space deve essere gestita come intervento di ristrutturazione, non come semplice demolizione. Prima dei lavori servono sopralluogo, rilievo, verifica della parete, controllo degli impianti, definizione degli arredi e individuazione della pratica edilizia corretta. Quando sono coinvolte strutture, gas, impianti complessi o vincoli condominiali, è necessario il supporto di tecnici e imprese abilitate.
- Rilievo dello stato di fatto
Il tecnico rileva misure, spessori, quote, posizione di porte, finestre, radiatori, prese, interruttori e attacchi cucina. Il rilievo serve a capire se l’open space è compatibile con l’impianto esistente e con la distribuzione desiderata. In questa fase si raccolgono anche planimetrie, documentazione catastale e pratiche edilizie disponibili.
- Verifica della parete da demolire
Prima di intervenire si accerta se la parete è una tramezza non portante o se ha rapporti con elementi strutturali. In caso di dubbio, la demolizione deve essere sospesa fino alla verifica di un professionista. Se servono rinforzi o aperture parziali, il progetto deve essere definito prima dell’avvio del cantiere.
- Controllo degli impianti passanti
Si individuano cavi, scatole elettriche, tubazioni, scarichi o linee gas eventualmente presenti nella parete. Le modifiche devono essere coordinate con la nuova posizione di cucina, tavolo, illuminazione e arredi. Gli interventi sugli impianti devono rispettare le regole tecniche applicabili e, quando richiesto, prevedere dichiarazioni di conformità.
- Presentazione della pratica edilizia
Il tecnico verifica il titolo edilizio necessario in base al Comune, alla natura dell’intervento e all’eventuale coinvolgimento di parti strutturali. La pratica va presentata prima dell’inizio dei lavori quando richiesta. A fine intervento si valuta l’aggiornamento catastale se la planimetria interna risulta modificata in modo stabile.
- Demolizione e gestione delle macerie
La parete viene demolita con protezione delle superfici da conservare e separazione dei materiali di risulta. Le macerie devono essere raccolte e conferite secondo le procedure previste per i rifiuti da costruzione e demolizione. In questa fase si controllano anche eventuali sorprese nascoste nella muratura.
- Ripristini, pavimento e finiture
Dopo la demolizione si interviene su tracce, intonaci, soffitto e fascia di pavimento mancante. La soluzione può essere un’integrazione localizzata, una fascia decorativa o un nuovo rivestimento continuo sopra l’esistente. La scelta deve tenere conto di quote, porte, battiscopa, soglie e continuità estetica.
- Arredi, luci e controlli finali
Concluse le opere, si installano cucina, arredi, illuminazione e finiture. Prima della chiusura del cantiere è utile verificare funzionamento degli impianti, qualità dei ripristini, corretta aerazione, documentazione tecnica e coerenza tra progetto e risultato finale.
Domande generali sull’open space cucina soggiorno
Spesso la demolizione di tramezzi interni non strutturali richiede una pratica edilizia come la CILA, ma la procedura dipende dal Comune, dallo stato dell’immobile e dal tipo di parete. Se sono coinvolte strutture, servono verifiche tecniche e pratiche diverse.
È sconsigliato. Anche una parete apparentemente leggera può contenere impianti o avere rapporti con la struttura dell’edificio. Un tecnico verifica sicurezza, titolo edilizio, planimetria e aggiornamenti necessari.
La fascia lasciata dalla parete può essere integrata con piastrelle uguali, coperta con un inserto decorativo oppure nascosta con un nuovo pavimento sovrapposto. La scelta dipende da quote, stato del supporto, materiale esistente e risultato estetico desiderato.
Dipende dall’uso della casa. Un ambiente completamente aperto aumenta luce e convivialità, mentre una quinta, una vetrata o una libreria passante aiutano a controllare odori, rumori e disordine visivo senza perdere continuità.
Note redazionali
Verificare alla data di pubblicazione eventuali aggiornamenti su CILA, SCIA, regolamenti comunali, pratiche catastali e detrazioni edilizie applicabili.
Integrare immagini prima/dopo, planimetrie semplificate e dettagli della fascia di pavimento dopo la demolizione: sono utili per spiegare visivamente il passaggio da cucina separata a open space.
Prevedere link interni verso contenuti su CILA per ristrutturazione, pavimenti sovrapposti, resina per pavimenti, cucina con isola, illuminazione della zona giorno e gestione degli impianti in cucina.
Per casi in condominio, edifici storici, murature portanti o impianti gas, segnalare sempre la necessità di verifica con tecnico abilitato, amministratore e impresa qualificata.






Quando ho abbattuto una tramezza in casa mia, il problema non è stato tanto il muro in sé, quanto tutto quello che viene fuori dopo: tracce da sistemare, pavimento da uniformare, tanta polvere. A livello pratico mi sono serviti soprattutto un buon rilevatore di cavi, raschietti/spatole robuste e abrasivi per ripulire bene prima delle finiture. Alcuni di questi li avevo presi su Metautensili perché cercavo attrezzi semplici ma affidabili, niente di professionale. Senza quelli avrei perso molto più tempo.